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Garlasco, i genitori di Chiara rompono il silenzio: “Adesso basta”

La «pugnalata» per Marco Poggi

A ferire particolarmente la famiglia, però, sono state anche alcune ricostruzioni circolate recentemente sul figlio Marco Poggi, fratello di Chiara. Rita ha raccontato di aver provato una vera e propria «pugnalata» nel leggere su un settimanale l’ipotesi secondo cui Marco sarebbe tornato a Garlasco di notte per uccidere sua sorella.

Un’accusa e una ricostruzione che la famiglia ha vissuto con enorme difficoltà. «Ci siamo trovati a dover combattere per nostra figlia e per lui, per garantirgli la serenità», ha spiegato Giuseppe. Marco oggi non è più il ragazzo di allora, ma secondo sua madre resta difficile sopportare che il suo nome venga nuovamente trascinato all’interno della vicenda. È anche per proteggerlo che Giuseppe e Rita hanno deciso di rompere il silenzio e raccontare pubblicamente la propria versione.

Andrea Sempio era un amico di Marco

Sul coinvolgimento di Andrea Sempio, i genitori di Chiara hanno mantenuto un atteggiamento prudente. Lo hanno descritto semplicemente come un amico del figlio, un «ragazzo normale». Giuseppe ha precisato di non averlo mai visto personalmente nella casa di famiglia, nonostante Marco gli avesse raccontato che veniva a trovarlo anche due o tre volte alla settimana. Rita, invece, aveva avuto modo di vederlo.

I due hanno anche ripercorso il rapporto iniziale con Alberto Stasi. All’inizio, hanno raccontato, credevano nella sua innocenza. Con il procedere delle indagini, però, la loro posizione è cambiata fino alla definitiva interruzione dei rapporti dopo il suo primo arresto. Oggi non intendono incontrare né Stasi né sua madre. «Nessuno ce l’ha mai chiesto ma sinceramente non è il momento», hanno spiegato. E alla domanda su un possibile incontro dopo la fine della pena, Giuseppe ha risposto: «Non so se sono contento di incontrarlo, non credo proprio. Ma non posso prevedere il futuro».

Il ricordo di Chiara e l’ultimo desiderio dei genitori

Durante l’intervista, Giuseppe e Rita hanno cercato soprattutto di riportare l’attenzione sulla figlia e sulla persona che era prima che la sua storia diventasse uno dei casi di cronaca più discussi d’Italia. Hanno parlato della sua riservatezza, della sua voglia di studiare, dei suoi jeans da accorciare e dell’ultima volta in cui l’hanno vista. Hanno ricordato anche il momento in cui, mesi dopo l’omicidio, sono potuti tornare nella casa di Garlasco dopo il dissequestro.

Non hanno mai detto di volersi opporre a nuovi accertamenti. Al contrario, hanno ribadito di aver sempre chiesto che ogni elemento venisse verificato, compresi il Dna sotto le unghie e i capelli. «Noi non ci siamo mai opposti a nessun accertamento», hanno spiegato, sottolineando di non avere nulla in contrario rispetto alle indagini che gli investigatori riterranno necessarie.

Quello che chiedono, però, è che prima o poi arrivi un punto fermo. «Dopo 19 anni Chiara ha il diritto di riposare in pace», hanno ripetuto. Per Giuseppe e Rita, dopo quasi due decenni, è arrivato il momento che la storia possa finalmente finire, non per impedire nuovi accertamenti, ma «anche per rispetto di Chiara», perché possa essere ricordata come la ragazza che era e non soltanto come la vittima di un delitto che continua a tornare al centro della cronaca.

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