Report, Ranucci e l’inchiesta sull’attentato di Pomezia
Sullo sfondo resta poi la complessa indagine sull’attentato contro Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia. Anche in questo caso occorre attenersi alle risultanze giudiziarie e distinguere le contestazioni dalle responsabilità definitivamente accertate.
Secondo quanto riportato da Libero Quotidiano il 1° settembre, il gip di Roma ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata da Pellegrino D’Avino e dal padre Antonio Passariello. Il giudice ha ritenuto che alcune dichiarazioni di D’Avino fossero «rivelatesi, in numerose parti, reticenti nella ricostruzione completa dei fatti e contraddette dalle risultanze delle intercettazioni». La ricostruzione giudiziaria, riferisce ancora Libero, attribuirebbe a D’Avino un ruolo nella fase di reperimento dell’esplosivo.
Nell’articolo pubblicato il 5 settembre, Libero Quotidiano riferisce inoltre che le motivazioni del Riesame avrebbero confermato la custodia in carcere per D’Avino, indicando per lui «un ruolo centrale nell’approvvigionamento del materiale esplosivo» utilizzato nell’attentato. Nella ricostruzione riportata dalla testata, Antonio Passariello e Saverio Mutone avrebbero curato la «fase esecutiva con la Fiat 500X usata per l’attentato; D’Avino e Marika De Filippis quella preparatoria, con un sopralluogo il 10 ottobre».
Gli elementi indicati dai giudici, secondo quanto riferito da Libero, comprenderebbero intercettazioni, spostamenti delle utenze telefoniche e altri elementi investigativi. Il tribunale avrebbe inoltre respinto la possibilità dei domiciliari con braccialetto elettronico e confermato l’aggravante del metodo mafioso. Si tratta di valutazioni contenute negli atti giudiziari citati dalla testata e relative a persone sottoposte a procedimento, non di condanne definitive.