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“Addio alla musa di Rossellini”. Cinema italiano in lutto, se ne va la più grande

Un altro volto della grande stagione dello spettacolo italiano si è spento, lasciando dietro di sé una carriera capace di attraversare decenni, linguaggi e palcoscenici. È una notizia che porta con sé il silenzio delle sale di un tempo, il fascino delle produzioni in bianco e nero e la memoria di un’artista che non aveva mai smesso di raccontarsi attraverso il lavoro.

La scomparsa, comunicata dalla famiglia all’Adnkronos, ha riportato l’attenzione su un percorso professionale straordinariamente ampio: dal grande schermo al teatro, dagli sceneggiati televisivi alla scrittura. Una vicenda artistica costruita senza clamore, ma con una presenza costante accanto ad alcuni dei nomi più importanti della cultura italiana.

Lucia Modugno è morta: l’attrice aveva 94 anni

È morta a Roma, lunedì 2 novembre, Lucia Modugno: aveva 94 anni. Nata a Bari il 9 luglio 1932, l’attrice aveva attraversato una lunga stagione del cinema italiano, affiancando alla recitazione un’intensa attività come regista, autrice e scrittrice.

Secondo quanto riportato nella comunicazione diffusa dai familiari, la sua morte chiude una pagina significativa della scena nazionale. Non soltanto per la quantità di titoli ai quali aveva preso parte, ma per quella capacità di muoversi tra registri molto diversi, passando dai grandi autori ai generi popolari, dalla tv al teatro di repertorio.

Nella sua carriera si riflette infatti un pezzo importante della storia culturale del Paese, tra set celebri, ruoli meno noti e un rapporto con il pubblico rimasto saldo fino agli anni più recenti.

Lucia Modugno e Roberto Rossellini: il debutto nel cinema

Il primo passo davanti alla macchina da presa arrivò nel 1959, quando Roberto Rossellini la scelse per “Il generale Della Rovere”. In quel film interpretava una giovane partigiana: un ingresso nel cinema tutt’altro che marginale, affidato a uno dei maestri assoluti della cinematografia italiana.

Da quel momento, Lucia Modugno costruì una filmografia ampia e discontinua soltanto in apparenza. Il filo conduttore era la curiosità per mondi e personaggi differenti, con la volontà di non restare chiusa in una sola immagine o in un solo tipo di racconto.

Nel corso degli anni lavorò con registi come Dino Risi, Ettore Scola e Mario Bava, nomi che appartengono a stagioni profondamente diverse ma complementari del cinema italiano. Un percorso che, come riporta la sua filmografia, permette di comprendere la duttilità di un’interprete presente tanto nella commedia quanto nelle atmosfere più cupe e visionarie.

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