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“Addio alla musa di Rossellini”. Cinema italiano in lutto, se ne va la più grande

I film di Lucia Modugno: da I mostri a Diabolik

Tra i titoli più ricordati del suo cammino figurano “I mostri” di Dino Risi, uscito nel 1963, e “Se permettete parliamo di donne” di Ettore Scola, del 1964. Due opere collocate nel cuore di una stagione cinematografica vivace, irriverente e capace di osservare l’Italia con uno sguardo insieme ironico e spietato.

Modugno partecipò inoltre a “La ragazza che sapeva troppo” e a “Diabolik”, entrambi diretti da Mario Bava, rispettivamente nel 1963 e nel 1968. C’era poi “Navajo Joe” di Sergio Corbucci, del 1966: tasselli di un itinerario nel quale convivono horror, western all’italiana, peplum e commedia.

Non si tratta quindi di una carriera riconducibile a un solo filone. Al contrario, la sua presenza nei generi più popolari racconta un’epoca in cui il cinema sapeva cambiare pelle rapidamente, trovando nei suoi attori figure capaci di adattarsi a esigenze narrative e produttive sempre nuove.

Lucia Modugno in televisione: gli sceneggiati Rai e il ritorno sul set

Accanto al cinema, ebbe un ruolo importante anche la televisione. Lucia Modugno apparve in alcuni sceneggiati entrati nella memoria del pubblico Rai, tra cui “Il segno del comando” del 1971, “Anna Karenina” del 1974 e “Madame Bovary” del 1978.

Produzioni che appartengono a un’altra idea di televisione, fatta di grandi romanzi, interpreti teatrali e tempi narrativi più distesi. La sua presenza in questi progetti conferma quanto il suo percorso non fosse limitato al cinema, ma si sviluppasse lungo tutti i principali spazi della recitazione italiana.

Negli anni successivi non abbandonò le scene. Tornò a lavorare in opere come “Gli amici del bar Margherita” del 2009 e “Il fulgore di Dony” del 2017 di Pupi Avati, oltre a “Lasciati andare” di Francesco Amato e “Gli anni più belli” di Gabriele Muccino. Nel 2022 fu anche nel cast principale della serie internazionale “Home Sweet Rome”, ideata da Michael Poryes.

Teatro, regia e libri: l’eredità artistica di Lucia Modugno

Se il cinema le aveva dato popolarità, il teatro restò uno dei luoghi centrali della sua identità artistica. Sul palcoscenico recitò accanto a interpreti come Emma Gramatica, Aldo Fabrizi, Macario, Andrea Giordana ed Erika Blanc, confrontandosi con testi di Pirandello, Aristofane, Plauto e García Lorca.

Nel 1980 fondò una compagnia teatrale propria, che avrebbe portato avanti per circa trent’anni. In quell’esperienza Lucia Modugno riunì le diverse dimensioni del suo mestiere, lavorando non solo come attrice, ma anche come autrice e regista.

La sua voce trovò spazio anche nella scrittura. Pubblicò cinque libri, tra romanzi, saggi e testi dedicati allo spettacolo, fra i quali “Dietro le quinte”, “Affollatissima Solitudine” e “Sonata a quattro mani”. Nel 2023 era uscito “Pirandello, questo mio sconosciuto – Antonietta Pirandello nata Portolano”, ulteriore testimonianza di un legame mai interrotto con la cultura teatrale.

Resta così il ritratto di un’artista completa, la cui eredità non può essere ridotta a un singolo film o a un ruolo soltanto. La notizia della morte di Lucia Modugno riporta alla luce un lungo cammino fatto di scene, parole e personaggi: un patrimonio che continua a vivere nelle immagini, nei libri e nel ricordo di chi l’ha seguita.

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