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Verdone torna in tv e presenta il festival di Sanremo (i fan non vedono l’ora)

“Vita da Carlo 3”, Verdone presenta il festival di Sanremo

Verdone ha raccontato che anche nella realtà gli era stato chiesto di calcare il palco dell’Ariston: «Sì, mi chiesero di farlo, se non erro quando c’era Pippo Baudo. Mi volevano come assistente del conduttore, come quei personaggi alla Papaleo che tirano fuori battute comiche qua e là. Ma risposi di no perché non è il palcoscenico adatto a me. Funziono meglio quando faccio le mie cose, con libertà. Ho una certa affinità con il pubblico e posso creare empatia, ma il palco di Sanremo richiede una misura e un equilibrio che appartengono a grandi professionisti come Fazio, Bonolis, Amadeus, Conti. Non è il mio mestiere, è difficile. Ho ringraziato, ma non lo farei mai». Cosa ne pensa del Sanremo di oggi? «È cambiato rispetto al passato, all’epoca di Baudo o anche di Fazio. Ha fatto un grande salto in avanti, specialmente per le nuove generazioni, come nel caso di artisti come Rosa Chemical. Forse rispecchia i tempi: prima contavano la canzone, la gentilezza, la grazia; oggi è più importante stupire, anche in modo eccessivo. Gli scandali, le battute scorrette hanno sostituito un po’ l’eleganza. Oggi Sanremo è più una passerella di estetica che di voce, riflette perfettamente i tempi moderni». (continua a leggere dopo le foto)

Anche nella realtà gliel’hanno proposto

Verdone ha due ricordi che lo legato a Sanremo: «Da piccolo ascoltai “Una lacrima sul viso” di Bobby Solo e pensai: “Che bella canzone!”, somigliava a quelle di Elvis Presley. Corsi subito a comprare il disco, era il 1964 e avevo 13 anni. Un altro ricordo è legato agli Yardbirds, un gruppo che amavo, e che vidi esibirsi a Sanremo insieme a Lucio Dalla con “Paff… Boom.” Mi sembrava quasi un sacrilegio perché la canzone era bruttissima. Quando conobbi Jeff Beck, chitarrista degli Yardbirds, gli parlai di quella volta a Sanremo e lui, con una bottiglia di champagne in mano, mi rispose che era una delle esperienze più imbarazzanti della sua vita».

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