Cinema in lutto: “Il suo dono era raro”

A colpire maggiormente, nelle ore successive alla notizia, sono state le parole diffuse dalla famiglia, che hanno tracciato un ritratto intimo e profondo. “Il suo dono era raro”, si legge nel necrologio, un’espressione che racchiude non solo il valore artistico, ma anche quello umano. E ancora: “Sapeva come distrarre le persone dai propri pensieri, farle concentrare su un compito anziché su sé stesse, e così facendo le aiutava a far emergere la propria voce creativa”.

Non solo attrice, dunque, ma anche guida, presenza capace di influenzare positivamente chi le stava accanto. I familiari hanno ricordato la sua curiosità instancabile, il suo calore e una capacità sorprendente di trovare gioia nelle cose più semplici: dal prendersi cura degli animali randagi fino al rendere “più bello ogni spazio in cui viveva”. Un ritratto che restituisce l’immagine di una donna completa, attenta “in ogni aspetto della sua vita”.

Solo a questo punto emerge il nome che molti spettatori hanno imparato a conoscere nel corso dei decenni: Mariclare Costello. L’attrice si è spenta il 17 aprile a Brooklyn, a New York, all’età di 90 anni, lasciando dietro di sé una carriera lunga e articolata tra teatro, cinema e televisione.
Nata il 3 febbraio 1936 a Peoria, in Illinois, Mariclare Costello era cresciuta in un ambiente familiare che incoraggiava la creatività. Dopo gli studi al Clarke College, aveva conseguito un master in Teatro e Pedagogia presso la Catholic University, dove si era dedicata anche all’improvvisazione. In quegli anni aveva avuto persino l’occasione di esibirsi davanti al presidente John F. Kennedy, un’esperienza che segnò le prime tappe di un percorso artistico destinato a espandersi rapidamente.
Trasferitasi a New York, aveva calcato i palcoscenici dell’Off Broadway e di Broadway, debuttando nel 1964 in “Dopo la caduta” di Arthur Miller. Da lì, una lunga serie di produzioni teatrali che l’hanno vista protagonista in numerosi titoli, consolidando la sua reputazione come interprete versatile e intensa.
Il passaggio al cinema e alla televisione arrivò poco dopo. Dopo il debutto sul grande schermo con “The Tiger Makes Out”, prese parte a diverse serie tv, fino a ruoli che sarebbero rimasti nella memoria del pubblico: dall’insegnante Rosemary Hunter nella soap “Una famiglia americana” alla figura inquietante della hippie trasformata in vampira nel film horror “La morte corre incontro a Jessica” del 1971.
La sua carriera continuò a svilupparsi tra produzioni televisive e cinematografiche di rilievo, come “The Execution of Private Slovik”, premiato con un Emmy, e “Gente comune” diretto da Robert Redford. Parallelamente, non abbandonò mai l’insegnamento e il lavoro dietro le quinte, diventando membro fondatore della Lincoln Center Repertory Company e presenza stabile dell’Actors Studio.
Nella vita privata, fu legata all’attore Allan Arbus, noto anche per il suo ruolo in MAS*H, con cui condivise una lunga storia d’amore fino alla scomparsa di lui nel 2013. Oggi, il ricordo di Mariclare Costello resta vivo non solo per i suoi ruoli, ma per quell’umanità profonda che, come raccontato dai suoi cari, riusciva davvero a fare la differenza.