La denuncia ai carabinieri e le domande ancora senza risposta
Il passaggio successivo sarà quello delle indagini. Secondo quanto annunciato da Ivano Chiesa, Corona avrebbe dovuto recarsi dai carabinieri la mattina seguente per presentare denuncia e riferire quanto accaduto. Saranno gli accertamenti a dover chiarire la dinamica dell’aggressione, individuare le persone eventualmente responsabili e stabilire se esista un movente preciso.
«Ovviamente farà la denuncia, domani mattina denuncerà il fatto. Poi verranno fatte le indagini e capiremo perché e chi sono questi uomini», ha dichiarato il legale, sottolineando di non avere, al momento, elementi sufficienti per formulare ipotesi attendibili.
Resta da capire anche se l’episodio sia stato preceduto da segnali che avrebbero potuto far temere un pericolo. Su questo punto, Chiesa ha spiegato che Corona non gli avrebbe riferito di minacce recenti. Il legale ha però riconosciuto quanto il suo assistito sia esposto pubblicamente, sia per le iniziative che porta avanti sia per le controversie che lo hanno coinvolto negli ultimi tempi.
La vicenda arriva infatti in una fase particolarmente movimentata per l’ex re dei paparazzi, tornato sotto i riflettori con il progetto politico Per La Verità e con le puntate di Falsissimo, che hanno alimentato nuove polemiche, anche per gli attacchi rivolti a Mediaset e i contenuti dedicati a Belen Rodriguez. Al momento, tuttavia, non ci sono elementi che permettano di collegare questi temi all’aggressione.
Le minacce di settembre e il precedente episodio con la catena
L’aggressione denunciata nelle ultime ore non è il primo episodio violento o intimidatorio riferito da Corona negli ultimi mesi. Lo scorso 3 settembre, secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe ricevuto sul cellulare alcuni messaggi minacciosi rivolti sia a lui sia al figlio primogenito Carlos Maria Corona.
Il contenuto delle comunicazioni sarebbe stato particolarmente inquietante: «Faremo del male a te e a tuo figlio». Alla minaccia si sarebbe aggiunta una richiesta di 500 euro, accompagnata dall’indicazione di un luogo in cui consegnare il denaro. Gli elementi riferiti facevano quindi ipotizzare un tentativo di estorsione.
Corona avrebbe deciso di non cedere al ricatto, rivolgendosi alle forze dell’ordine e mostrando le conversazioni ricevute. Successivamente, due volanti avrebbero seguito a distanza i suoi spostamenti verso il luogo indicato per l’appuntamento con i presunti responsabili.
Secondo la ricostruzione di quell’episodio, una volta parcheggiata l’auto, due giovani si sarebbero avvicinati al veicolo iniziando a colpirlo con una catena. Gli agenti sarebbero intervenuti, fermando entrambi. Il primo, un ventenne, sarebbe stato identificato come il figlio di un noto giornalista, mentre il secondo sarebbe stato un amico di 24 anni.
Due episodi distinti: nessun collegamento accertato con l’ultima aggressione
Il precedente di settembre presenta elementi diversi rispetto a quanto riferito adesso dall’avvocato. Nel primo caso si parlava di messaggi minacciosi, di una richiesta di denaro e di un appuntamento seguito dalle forze dell’ordine. Nell’episodio più recente, invece, Corona avrebbe raccontato di essere stato affrontato sotto casa da sei persone, riportando alcune escoriazioni.
Al momento non risultano elementi che consentano di collegare i due fatti. Non è stata resa nota l’identità dei presunti aggressori dell’ultima vicenda e non è stato individuato pubblicamente un movente. Saranno quindi le denunce e gli eventuali accertamenti investigativi a dover chiarire se dietro l’aggressione ci sia una ragione personale, una controversia di altra natura oppure una circostanza ancora sconosciuta.
Per ora, le informazioni disponibili si basano soprattutto sulle dichiarazioni di Ivano Chiesa e sulla segnalazione iniziale di Gabriele Parpiglia. La ricostruzione completa dei fatti resta affidata agli accertamenti delle autorità.
