Le motivazioni del Tribunale e il ricorso in appello
La decisione dei giudici partenopei ha tuttavia gelato le attese dell’artista, confermando la piena validità degli accordi stretti all’inizio della sua avventura professionale. Il tribunale non ha accolto questa impostazione. Nella sentenza ha prevalso la lettura secondo cui i contratti firmati da D’Alessio configurassero una vera e propria cessione dei diritti all’etichetta, e non un semplice affidamento in gestione revocabile in caso di scarsa valorizzazione. Su questa base il giudice ha respinto la richiesta del cantautore.
La battaglia legale, tuttavia, è ben lontana dal considerarsi conclusa e si appresta a vivere un nuovo capitolo nelle aule di giustizia. L’avvocato Eugenio D’Andrea, legale di D’Alessio, ha annunciato che la sentenza sarà impugnata in appello, spiegando che l’iniziativa legale aveva fin dall’inizio un carattere “pionieristico”, trattandosi di una causa che avrebbe potuto fare da apripista su un tema fino a oggi poco battuto nei tribunali italiani. Secondo il legale, per D’Alessio la vicenda è soprattutto “una questione di giustizia e di equità”, ma la sentenza avrebbe finito per sovrapporre due ruoli che nella loro impostazione andavano tenuti distinti, quello del discografico e quello dell’editore musicale, senza cogliere fino in fondo il principio giuridico su cui si fondava il ricorso. Con l’annuncio dell’appello, la vicenda giudiziaria non si chiude: la partita si sposterà davanti a un grado di giudizio successivo, dove la difesa proverà a far valere nuovamente la propria interpretazione.