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Lilli Gruber, bordata contro Meloni: “Sta trafficando per salvarsi”

Iran, Israele e la crisi del Medio Oriente

Tra i passaggi più rilevanti dell’intervista figura l’analisi della situazione in Medio Oriente. L’Iran è stato descritto come un Paese in grado di resistere alle pressioni esterne, ma al tempo stesso sottoposto a gravi difficoltà economiche. Secondo la ricostruzione proposta, nelle strategie di Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu l’obiettivo non sarebbe limitato al piano militare, ma riguarderebbe l’indebolimento dell’ultimo Stato nazionale indipendente dell’area.

Parlando di Israele e dei territori palestinesi, Gruber ha distinto il ruolo del governo dalla questione più ampia dell’occupazione. La pace, secondo la giornalista, richiederebbe il rispetto del diritto internazionale e la fine della presenza militare nei territori palestinesi.

Giorgia Meloni, legge elettorale e il caso Vannacci

Nel corso dell’intervista al Corriere, Lilli Gruber ha risposto anche a una domanda sul rapporto con Giorgia Meloni, alla luce del mancato accoglimento dell’invito a Otto e mezzo. Alla domanda se tra le due ci fosse antipatia, la giornalista ha respinto l’idea che il rapporto personale possa condizionare il suo lavoro: «Il giornalismo, come lei sa, non è questione di simpatia o antipatia. È approfondire i fatti e fare domande. Tutte le domande. Il politico se è capace risponde e rende conto del suo operato. A maggior ragione se è presidente del Consiglio».

Quando le è stato chiesto cosa pensasse realmente della premier, «come donna e leader politico», Gruber ha invece spostato il giudizio dal piano personale a quello politico: «È irrilevante quello che penso io. Giorgia Meloni è al governo da quattro anni, ha celebrato in pompa magna il record di longevità. Va giudicata su quello che ha fatto. Evidentemente poco, se da mesi sta trafficando per cambiare la legge elettorale per salvare se stessa e il suo governo».

Sul fronte italiano, l’attenzione si è inoltre concentrata sul peso crescente di Roberto Vannacci nella destra. Gruber ha giudicato le proposte dell’ex generale come un insieme di slogan e affermazioni discriminatorie, prive di soluzioni concrete per i problemi quotidiani dei cittadini.

La possibile convergenza tra la presidente del Consiglio e Vannacci viene letta come un passaggio delicato per la stessa immagine dell’esecutivo. Nella valutazione della giornalista, un’intesa con l’ex generale metterebbe in discussione la rappresentazione di una destra moderata e pienamente europea.

Gruber ha affrontato anche le difficoltà del centrosinistra, in particolare la necessità di costruire un’area moderata capace di contribuire alla tenuta di un’eventuale coalizione alternativa. Nel ragionamento rientra inoltre il futuro dell’informazione, con un riferimento al caso di Sigfrido Ranucci, indicato come bersaglio di una pressione che la giornalista interpreta come parte di una strategia di censura attribuita alle destre di governo.

Violenza di genere e educazione sessuo-affettiva

La parte conclusiva dell’intervista è dedicata ai femminicidi e alla persistenza di una cultura patriarcale. Gruber ha criticato chi manifesta commozione davanti alle singole tragedie senza sostenere interventi strutturali, a partire dall’educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

Per la giornalista, il contrasto alla violenza di genere non può limitarsi alle reazioni successive ai delitti, ma deve intervenire sulle cause culturali e sociali del fenomeno. Un tema che, nel quadro delineato, resta aperto e centrale nel dibattito pubblico italiano.

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