
Proseguono gli accertamenti sull’attentato a Sigfrido Ranucci, il giornalista e conduttore di Report colpito da un ordigno esploso davanti alla sua abitazione. Nel dibattito sulla vicenda sono intervenute anche le dichiarazioni di Valter Lavitola, la cui posizione è al vaglio della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta.
Lavitola, indicato tra i soggetti indagati come presunto mandante, ha respinto pubblicamente ogni ipotesi di coinvolgimento. Le sue parole sono arrivate dopo gli ultimi sviluppi investigativi e hanno riacceso l’attenzione su un procedimento che resta aperto e sul quale gli inquirenti stanno ancora lavorando.

La dichiarazione dell’imprenditore
Interpellato sulla vicenda, l’imprenditore ha ribadito di essere estraneo alla pianificazione e alla realizzazione dell’episodio. Nel corso delle dichiarazioni rese pubbliche ha però pronunciato una frase destinata a essere esaminata nel quadro più ampio della ricostruzione: «Non so chi è il mandante, ma so le motivazioni».
La frase non è stata accompagnata dall’indicazione di nomi, circostanze specifiche o elementi che potessero consentire di individuare eventuali responsabili. Secondo quanto riferito, Lavitola ha sostenuto di avere una propria lettura delle ragioni che avrebbero potuto condurre all’attacco contro Ranucci, senza fornire ulteriori dettagli pubblici.
L’indagine è condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, chiamata a chiarire chi abbia organizzato e commissionato l’ordigno esploso davanti all’abitazione del giornalista. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire in modo completo la sequenza degli eventi, dalle fasi preparatorie fino all’esecuzione dell’attentato.
Nei giorni successivi all’episodio, gli investigatori hanno raccolto e valutato diversi elementi utili agli accertamenti. Il lavoro riguarda sia le circostanze materiali dell’esplosione sia i possibili collegamenti che potrebbero contribuire a definire il contesto nel quale è maturato l’attacco.
Al momento, le indagini sono ancora in corso e non risulta una ricostruzione definitiva resa nota dall’autorità giudiziaria. L’iscrizione nel registro degli indagati, come previsto dall’ordinamento, non equivale a un accertamento di responsabilità e ogni eventuale posizione sarà valutata nelle sedi competenti.
La posizione di Valter Lavitola
Valter Lavitola continua a dichiararsi completamente estraneo ai fatti. La sua linea difensiva, espressa nelle dichiarazioni pubbliche, esclude qualunque ruolo nella programmazione, nel finanziamento o nell’esecuzione dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci.
La sua affermazione sulle possibili motivazioni non contiene, allo stato delle informazioni disponibili, un’attribuzione diretta di responsabilità a persone determinate. Proprio per questo, il significato e l’eventuale rilievo delle parole pronunciate potranno essere valutati soltanto alla luce degli elementi acquisiti nel fascicolo investigativo.
La prudenza resta necessaria anche perché l’inchiesta si trova in una fase di approfondimento. Le dichiarazioni rilasciate fuori dagli atti giudiziari possono alimentare l’interesse pubblico, ma non sostituiscono il lavoro di verifica affidato agli investigatori e alla magistratura.
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