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“Operato d’urgenza”. Choc per il figlio del volto di Canale 5: in ospedale. Cosa è successo

Chi è Sabrina Martinengo, madre di Stefano Rochira

Sabrina Martinengo è nota al pubblico di Canale 5 per aver partecipato a Temptation Island 2019 insieme all’allora compagno Nicola Tedde. La loro storia aveva attirato l’attenzione anche per i dodici anni di differenza d’età tra i due.

Al termine dell’esperienza nel programma, Sabrina e Nicola avevano deciso di proseguire la relazione, che si è però conclusa dopo poco tempo. Oggi l’ex protagonista del reality è molto legata ai suoi tre figli, rimasti vicini a Stefano nei giorni del ricovero.

La vicinanza di familiari e amici durante il ricovero

Nel lungo messaggio pubblicato dopo l’aggressione, Rochira ha rivolto un ringraziamento alle persone che gli sono state accanto in ospedale: la famiglia, gli amici, il team sportivo, il coach e la donna che ha vegliato su di lui per diversi giorni.

“E avere una donna accanto che ti guarda ferito, inerme, e senza battere ciglio, per 96 ore non si schioda da quella scomoda e scricchiolante brandina piazzata accanto al letto d’ospedale, arrivando persino a cambiarti le mutande. Gli amici. I fratelli di una vita. Quelli che si presentano nonostante i divieti. E il mio team, il mio coach, al mio angolo, nel match più duro della mia vita, fino ad oggi. Non penso esistano parole per descrivere l’energia di questi giorni. Non penso di poter contare il numero di messaggi, chiamate e notifiche ricevuti. E non penso che potrò mai ricambiare abbastanza tutta la solidarietà che ho ricevuto da una Cuneo che, troppo spesso, è ben poco solidale. Ho imparato che puoi essere un fighter allenato, una persona sveglia, abituata a tenere gli occhi aperti in ogni situazione, ma certe cose non sono prevedibili”.

Le sue parole descrivono il sostegno ricevuto nelle ore successive all’aggressione e il peso emotivo di una vicenda che ha segnato profondamente il giovane.

Il messaggio di Stefano Rochira: nessuna accusa generalizzata

Rochira ha poi invitato a non trasformare l’episodio in una condanna indiscriminata nei confronti del locale collegato alla serata o di un’intera comunità. Nel suo intervento ha richiamato l’esigenza di attribuire le responsabilità esclusivamente a chi avrebbe commesso il gesto.

“Spero che la gente possa capire che un gesto scellerato del genere poteva succedere ovunque. E spero soprattutto che non venga colpevolizzato uno dei pochi locali che ancora riescono a dare una parvenza di movida a Cuneo, gestito da un padre e un figlio che mi sono stati accanto, mettendomi sempre al primo posto, come pochi titolari avrebbero fatto. Spero anche che non venga colpevolizzata un’intera etnia per le barbarie commesse da un singolo elemento. Perché sono stati numerosi gli albanesi intorno al mio letto d’ospedale. E ancora di più quelli che mi hanno scritto e mostrato vicinanza in una situazione così delicata. Ma ciò che più mi auguro è che la gente capisca che non esiste amore in mezzo a tanta violenza. Io non sono guarito. Il viaggio è ancora lungo. Ma una cosa è certa: questa è stata, e sarà, un’esperienza che non dimenticherò mai.Una menzione d’onore al dottor Bellanca, dritto al punto, senza fronzoli, e con una preparazione encomiabile, non avrei potuto ricevere cure migliori, grazie doc”.

La vicenda resta segnata dalle conseguenze dell’aggressione e dalle cure affrontate dal giovane. Mentre prosegue la convalescenza, Stefano Rochira ha ribadito il valore della solidarietà ricevuta e la necessità di non confondere un singolo episodio di violenza con responsabilità collettive.

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