Oltre al merito delle dichiarazioni, la Rai ha sollevato un problema di natura contrattuale e regolamentare. Secondo la ricostruzione aziendale, il conduttore era stato autorizzato a partecipare alla trasmissione della concorrenza esclusivamente per presentare il suo libro. Il mandato non prevedeva dunque la possibilità di intervenire attivamente in discussioni di attualità politica o di anticipare contenuti legati alla sua attività di inchiesta per Report. Partecipando attivamente al dibattito su temi caldi della cronaca politica, il giornalista avrebbe contravvenuto ai limiti stabiliti, finendo per danneggiare gli interessi dell’azienda che lo ha in forza. La presenza in una trasmissione concorrente per fini diversi dalla promozione editoriale autorizzata viene vista come una scorrettezza professionale che altera i rapporti di esclusiva e di immagine.
La mancanza di protezione legale futura
Un aspetto particolarmente critico della lettera di richiamo riguarda la tutela legale. L’azienda ha messo nero su bianco che non fornirà alcun tipo di assistenza o copertura qualora il ministro Carlo Nordio decidesse di procedere per vie legali contro il giornalista. Questa presa di posizione lascia il conduttore privo dello scudo aziendale in un eventuale contenzioso per diffamazione o danni all’immagine. Si tratta di una misura punitiva molto forte, che separa nettamente la responsabilità individuale del dipendente da quella della società editrice. In questo modo, la Rai si smarca completamente dalle possibili conseguenze civili o penali delle affermazioni rese su Rete 4, ribadendo che tali dichiarazioni sono state espresse a titolo personale e al di fuori del perimetro lavorativo concordato. La decisione sottolinea la gravità con cui è stata percepita l’intera vicenda all’interno dei piani alti di viale Mazzini.