La telefonata e lo shock: «Mi hanno legata sull’aereo»
Quelle parole, ha spiegato Galanti, furono troppo devastanti per essere accolte immediatamente. In un primo momento consegnò il telefono a un’amica, come se la reazione di qualcun altro potesse confermare o cancellare una realtà che lei non riusciva ad accettare. Fu guardando quella donna crollare che comprese che non c’era stato alcun equivoco.
“Ho passato il telefono alla mia amica, come non ci credessi e quando vedo la mia amica al telefono che era contro la parete, contro un muro, che inizia a cadere, si ‘sfascia’ per terra, lì ho capito che la situazione era vera e quindi è successo un disastro, sono entrata in uno stato di shock”.
Le amiche organizzarono il rientro verso la Francia, ma le condizioni della showgirl erano estremamente delicate. L’agitazione e la disperazione erano tali da preoccupare anche il personale aeroportuale e i piloti, inizialmente incerti sull’opportunità di consentirle di salire a bordo. Eppure raggiungere Parigi era indispensabile: ogni ritardo rischiava di impedirle di arrivare in tempo per il funerale della piccola.
“Mi hanno imbarcata, ma mi hanno legata sull’aereo, proprio legata, perché ero in uno stato di shock, di nervosismo, ero incontrollabile”.

La morte di Indila e gli accertamenti medici
L’arrivo a Parigi aprì una fase ancora più dolorosa. Claudia Galanti ha raccontato di essere stata travolta da eventi difficili da sostenere tutti insieme, compreso l’arresto dell’ex compagno, oggi detenuto per gravi vicende giudiziarie. Una successione di situazioni che rese il lutto per la figlia ancora più complesso da elaborare.
“Da lì è iniziato tutto. Tutto il dramma, cioè vedere Indila così, è stato molto forte, è stato molto duro. Sono stati molti anni difficili dopo quello, perché subito dopo hanno arrestato Arnaud e quindi era come un insieme di cose successe tutte in così poco tempo che io non riuscivo a capire come gestire la situazione, era un dolore di qua, un dolore di là, era troppo”.
Nel corso dell’intervista, la modella ha anche chiarito quanto emerso dagli accertamenti svolti dopo la morte della bambina. Secondo il suo racconto, gli esami avrebbero rilevato un’infezione batterica molto rara, che non avrebbe causato febbre e non avrebbe quindi dato segnali tali da far comprendere in tempo la gravità della situazione.
“Si è fatta un’autopsia, quella che fanno normalmente per scartare che ci sia un omicidio o qualcosa del genere […] hanno fatto degli esami del sangue ed è uscito che aveva un batterio nel sangue, un batterio su un milione che non fa la febbre e quindi non facendo la febbre tu non puoi sapere che il bambino sta male e quindi praticamente quel batterio l’ha portata via”.

Claudia Galanti, l’alcol e la diagnosi di PTSD dopo il lutto
Per anni il dolore non si è attenuato. La showgirl ha ammesso di aver provato a soffocarlo ricorrendo al vino, soprattutto nelle ore notturne, quando il sonno sembrava l’unica possibilità di interrompere pensieri e sofferenza. Con il passare del tempo, però, ha riconosciuto che quel comportamento stava diventando un ulteriore problema.
“Calmavo il mio dolore con l’alcol, con il vino. Aprivo una bottiglia di vino, andavo a letto e mi addormentavo cosi. Era un modo per calmarmi. Poi mi sono resa conto che stavo davvero esagerando e non andava più bene”.
La svolta è arrivata grazie all’attuale compagno, che l’ha invitata a chiedere un aiuto specialistico. Dopo circa dieci anni trascorsi tentando di gestire da sola le conseguenze di quella perdita, Galanti ha ricevuto una diagnosi di disturbo da stress post-traumatico, il PTSD.
“Per dieci anni sono stata io da sola, dopodiché ho conosciuto il mio fidanzato e un giorno mi ha detto seriamente: ‘Claudia, hai bisogno di aiuto’. Mi ha detto che conosceva un dottore molto bravo e mi ha portato da lui e mi ha detto che avevo uno shock post-traumatico, un PTSD”.

Il percorso EMDR e il ritorno a una nuova serenità
La diagnosi ha permesso alla modella di avviare un trattamento mirato, basato anche sull’EMDR, tecnica impiegata per l’elaborazione dei traumi. Il percorso è stato lungo e intenso, con appuntamenti frequenti per quasi un anno, ma avrebbe gradualmente ridotto gli attacchi di panico, le crisi e gli sbalzi emotivi che avevano condizionato la sua quotidianità.
“La cura è stata una terapia che si chiama EMDR, ti cancellano il trauma. E’ stato un percorso molto lungo, un anno quasi, due o tre volte a settimana. Piano piano sono migliorata, non avevo più gli attacchi di panico e le crisi forti che avevo, gli sbalzi di umore e gli alti e bassi. La mia vita ha iniziato ad essere più equilibrata, quindi ero aperta all’amore e ad essere una migliore madre”.
La testimonianza di Claudia Galanti restituisce il ritratto di un lutto che non può essere cancellato, ma anche di un percorso di cura intrapreso dopo anni di silenzio e fatica. Un racconto doloroso, nel quale la ricerca di sostegno professionale diventa il passaggio decisivo per provare a convivere con una ferita impossibile da dimenticare.
