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“Lui ha provato piacere, mentre lei…”: Bea, ora la terribile scoperta sulla madre

Immagine di copertina sul caso della piccola Beatrice

Nei procedimenti per presunti maltrattamenti in ambito familiare, la ricostruzione dei fatti si accompagna spesso a una valutazione dettagliata dei comportamenti e delle dinamiche relazionali. Nel caso della piccola Beatrice, deceduta a due anni dopo mesi di violenze, gli atti dell’inchiesta riportano passaggi in cui il giudice delinea il profilo dei due indagati e le circostanze contestate, con particolare attenzione a episodi ritenuti significativi e alle dichiarazioni raccolte dagli investigatori.

Il caso Beatrice: profili degli indagati e accuse di maltrattamenti

Dai provvedimenti restrittivi emergono valutazioni nette sulle condotte attribuite ai due indagati per maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina. Secondo quanto riporta Repubblica, di lui il giudice scrive: «un’indole crudele, votata alla sopraffazione violenta del prossimo, dalla quale trae verosimilmente piacere». Di lei viene riportata: «un’inquietante tendenza a camuffare o addirittura distorcere i dati di realtà secondo la propria convenienza».

L’inchiesta riguarda la madre della bambina, Emanuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi, oltre a una serie di condotte e silenzi che, secondo gli inquirenti, avrebbero avuto un peso nella ricostruzione complessiva della vicenda.

La serata del 17 gennaio 2025 a Bordighera: cosa riportano gli atti

Tra gli episodi citati nelle carte figura quanto accaduto il 17 gennaio 2025 nell’abitazione di Aiello a Bordighera, in occasione di una festa di compleanno. Secondo quanto riportato dal giudice: «Prima dell’arrivo dei parenti di Iannuzzi – scriveva il gip – quest’ultimo sfogava la sua ira violenta colpendo Beatrice con degli schiaffi su entrambe le guance, facendola “sbattere per terra” e, quando gli ospiti se ne andavano, picchiava anche la Aiello, stringendole le mani intorno al collo e tirandole i capelli».

Nelle stesse ricostruzioni viene riportato un dialogo avvenuto poco dopo, quando la donna avrebbe intercettato la madre del compagno, dicendo: «Io non ho mai voluto la rovina di tuo figlio anzi… io per tuo figlio mi metterei sotto un treno, mi sento sotto terra a non avere lui… scusate se ho toccato la famiglia».

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