
Il caso Garlasco registra nuovi sviluppi dopo la diffusione dell’informativa conclusiva dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano. Nel documento vengono formulate critiche alle attività investigative che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi. Secondo quanto riportato, in anni precedenti sarebbero emersi elementi ritenuti idonei a mettere in discussione la ricostruzione allora accolta, ma tali approfondimenti sarebbero stati interrotti nell’ambito dell’azione della Procura di Pavia guidata all’epoca dal procuratore Mario Venditti.

Garlasco, l’informativa riapre dubbi sulla condanna di Stasi
L’informativa, firmata dal colonnello Antonio Coppola, oltre a riepilogare gli elementi che oggi indirizzano l’attenzione investigativa verso Andrea Sempio, ricostruisce nel dettaglio passaggi delle precedenti indagini e contesta diversi punti che avevano sostenuto l’impianto accusatorio a carico di Stasi. Il contenuto del rapporto, per impostazione e conclusioni, è destinato ad avere un impatto rilevante sul quadro giudiziario del procedimento.

Le contestazioni sulle indagini precedenti nel caso Garlasco
Nel testo si parla di una “totale assenza di visione investigativa” in relazione alle attività che, tra il 2016 e il 2017, avevano condotto all’archiviazione dei primi sospetti nei confronti di Andrea Sempio. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano segnalano inoltre quelli che vengono definiti “contatti assolutamente anomali, irrituali e illogici” tra Sempio e il maresciallo Sapone, indicato come figura investigativa ritenuta vicina alla Procura dell’epoca.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’informativa, nel 2020 sarebbero stati avviati nuovi approfondimenti dopo accertamenti legati ai presunti pedinamenti riferiti alla difesa di Stasi. In quel contesto, gli investigatori avrebbero richiesto l’acquisizione integrale della documentazione dei fascicoli precedenti; richiesta che, stando al rapporto, non avrebbe ricevuto riscontro. Nel documento viene inoltre contestato l’uso di alcuni elementi “decontestualizzandoli” per evitare ulteriori verifiche investigative.
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