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A fuoco il palazzo del governo: é caos totale

Le cause delle nuove proteste: crisi economica e tensioni sociali

Alla base di questa nuova ondata di mobilitazione vi è soprattutto la grave crisi economica che colpisce l’Iran. L’inflazione elevata, svalutazione della moneta e aumento dei prezzi dei beni di prima necessità stanno incidendo sulla vita quotidiana di ampie fasce della popolazione.

Numerosi cortei hanno scandito slogan contro il caro vita e a favore di Reza Pahlavi, il cui nome è associato da parte dei manifestanti alla richiesta di una transizione verso la democrazia, anche se resta difficile misurare l’effettivo consenso interno alla sua figura.

L’opposizione iraniana appare tuttavia frammentata, con profonde divisioni sulle modalità del cambiamento. Le proteste hanno interessato anche regioni occidentali a maggioranza curda, dove le rivendicazioni economiche si intrecciano con questioni identitarie e di rappresentanza politica.

Manifestanti curdi durante le proteste in Iran

La scintilla nei bazar e il coinvolgimento di studenti e lavoratori

Secondo attivisti e media internazionali, le prime proteste sarebbero partite dai bazarì, duramente colpiti dal crollo dei consumi. Serrate spontanee e slogan contro l’aumento dei prezzi hanno preceduto la mobilitazione più ampia.

Successivamente si sono uniti studenti universitari, lavoratori e cittadini comuni. In alcuni atenei si sarebbero svolte assemblee e sit-in con richieste che vanno dal miglioramento delle condizioni economiche alla domanda di maggiori libertà civili e politiche.

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La repressione delle forze di sicurezza e il bilancio delle vittime

Secondo la Bbc, le manifestazioni si sono propagate in almeno 17 delle 31 province iraniane. La risposta delle autorità è stata descritta come particolarmente dura, con l’uso di armi da fuoco, gas lacrimogeni e mezzi antisommossa. L’organizzazione Iran Human Rights riferisce di almeno 45 morti dall’inizio delle proteste, con un bilancio destinato a salire. Numerosi i feriti e gli arresti, mentre in alcune aree sarebbero stati segnalati controlli casa per casa e presidi fissi.

Il presidente Massoud Pezeshkian ha invitato le forze di sicurezza a evitare interventi contro i cortei pacifici, distinguendo tra manifestazioni di dissenso e atti violenti. Nonostante ciò, i rapporti indicano un aumento degli arresti. I manifestanti chiedono apertamente le dimissioni della Guida suprema Ali Khamenei, la fine della repressione, il rilascio dei prigionieri politici e riforme politiche profonde. Forte il richiamo al movimento «Donna, vita, libertà».

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