I contenuti su omicidi e stragi
Il profilo social del ragazzo sarebbe stato caratterizzato da un interesse particolarmente intenso per episodi di violenza e cronaca nera. Tra i contenuti ripubblicati comparivano riferimenti ad autori di stragi scolastiche e immagini violente.
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, sul profilo erano presenti anche video dedicati ad Adam Lanza, responsabile della strage alla scuola elementare Sandy Hook negli Stati Uniti nel 2012. In alcuni contenuti figure responsabili di massacri venivano rappresentate in termini celebrativi.
Un altro filmato mostrava invece come sistemare una telecamera o un cellulare su un caschetto. Un particolare diventato rilevante dopo che gli investigatori hanno scoperto che il tredicenne aveva con sé un telefono e avrebbe tentato di riprendere o trasmettere l’aggressione.
La True Crime Community
Il ragazzo si definiva parte della Tcc, True Crime Community, un insieme di profili e gruppi presenti soprattutto su TikTok e Telegram nei quali vengono condivisi materiali relativi a delitti, serial killer e stragi.
L’interesse per la cronaca nera, naturalmente, non implica di per sé alcuna propensione alla violenza. Nel caso del tredicenne romano, tuttavia, gli investigatori stanno cercando di comprendere se alcuni dei contenuti pubblicati possano avere un collegamento con l’aggressione avvenuta a scuola.
Saranno quindi esaminati il cellulare, i profili social e le conversazioni del ragazzo per ricostruire le ore precedenti all’attacco e verificare eventuali contatti con altre persone.
L’aggressione alla professoressa Isabella Marsilio
L’episodio è avvenuto venerdì mattina all’istituto Giovanni Verga, nel quadrante orientale di Roma. Secondo la prima ricostruzione, lo studente sarebbe arrivato in ritardo, avrebbe raggiunto la docente e le avrebbe prima spruzzato dello spray urticante sul volto.
Subito dopo avrebbe estratto un coltello e colpito l’insegnante. La professoressa, 66 anni, insegna italiano, storia e geografia e ha alle spalle quasi quarant’anni di carriera.
È stata soccorsa dal 118 e trasportata in ospedale in stato di shock. Le sue condizioni, fortunatamente, non sono considerate gravi e non è in pericolo di vita.
Il cellulare e il tentativo di riprendere tutto
Uno degli aspetti sui quali si stanno concentrando maggiormente gli accertamenti riguarda il cellulare che il ragazzo aveva portato con sé.
Secondo le prime informazioni, il telefono sarebbe stato collegato a un’applicazione social e il tredicenne avrebbe cercato di filmare l’aggressione attraverso una videochiamata o una diretta. Alcune ricostruzioni riferiscono anche della presenza di un supporto utilizzato per fissare il dispositivo.
A interrompere l’aggressione sarebbe stato un altro studente, intervenuto mentre il compagno si trovava ancora all’interno dell’aula.
Dopo l’allarme al 112 sono arrivati i carabinieri della Stazione Centocelle, che hanno accompagnato il tredicenne in caserma insieme ai genitori.
Il possibile motivo: il recupero di un debito scolastico
La stessa professoressa, sentita dai carabinieri dopo l’aggressione, avrebbe raccontato che quella mattina il ragazzo doveva affrontare il recupero di un debito in geografia.
Il tredicenne aveva due materie da recuperare, secondo quanto riferito dal marito della docente, e una delle prove era prevista proprio per venerdì.
Si tratta di un elemento che gli investigatori stanno valutando, ma al momento non è stato accertato che il rendimento scolastico sia stato il movente dell’aggressione. Le indagini dovranno chiarire se esistessero tensioni precedenti con la professoressa e quale fosse lo stato d’animo del ragazzo nelle ore immediatamente precedenti.
I racconti di chi lo conosceva
Nelle ore successive all’accaduto sono emerse anche testimonianze di persone che avevano frequentato il tredicenne. Alcuni lo descrivono come un ragazzo molto riservato e poco incline a socializzare, ma contemporaneamente molto attivo online.
Sono racconti che possono aiutare a ricostruire il contesto, ma che non consentono da soli di formulare giudizi sul ragazzo o sulle cause del gesto. Saranno gli accertamenti degli investigatori e le valutazioni degli specialisti a fornire eventualmente elementi più solidi.
Particolare attenzione sarà inevitabilmente dedicata proprio alla sua attività digitale, considerata la quantità e il tipo di contenuti presenti sui suoi profili.
Le indagini sul post “meno cinque ore”
La domanda principale riguarda adesso quel messaggio comparso su TikTok durante la notte: “meno cinque ore”.
La distanza temporale tra la pubblicazione e l’aggressione, insieme ai contenuti violenti presenti sul profilo e al tentativo di filmare quanto stava accadendo, rappresenta un insieme di elementi che gli investigatori dovranno mettere in relazione.
È ancora troppo presto, però, per stabilire con certezza se tutto fosse stato pianificato nei dettagli o quale fosse l’obiettivo del tredicenne.
La professoressa è fuori pericolo. Resta invece da ricostruire ciò che è accaduto prima dell’ingresso del ragazzo in quella classe e soprattutto che cosa significasse davvero quel conto alla rovescia pubblicato poche ore prima sui social.