La collaborazione tra William Orbit e Madonna per Ray of Light
La notorietà internazionale arrivò attraverso i remix firmati per Madonna, in particolare quelli di Justify My Love ed Erotica. Fu la cantante a contattarlo nel 1997, quando era alla ricerca di un nuovo indirizzo artistico dopo i grandi risultati ottenuti negli anni precedenti.
Da quella collaborazione nacque Ray of Light, pubblicato il 22 febbraio 1998. Orbit partecipò alla produzione, suonò gran parte degli strumenti e affiancò Madonna anche nelle esibizioni dal vivo. Il lavoro in studio si basò su un metodo non tradizionale: lunghe parti trance venivano elaborate e ridotte fino a trovare una forma adatta alla scrittura pop.
L’album, trainato da brani come Frozen, The Power of Goodbye e la title track, ottenne un rilevante riscontro di pubblico e critica e conquistò tre Grammy Awards. La collaborazione proseguì negli anni successivi con Beautiful Stranger nel 1999, la cover di American Pie del 2000, alcune tracce di Music e sei brani co-prodotti per MDNA, uscito nel 2012.
Le produzioni di William Orbit per Blur, All Saints e altri artisti
Il successo ottenuto alla fine degli anni Novanta portò William Orbit a lavorare con numerosi protagonisti dell’industria discografica. Nel 1999 produsse 13 dei Blur, confermando la propria versatilità anche nel rock alternativo. Nello stesso periodo pubblicò Pieces in a Modern Style, progetto in cui rielaborava pagine di musica classica attraverso sonorità elettroniche.
Fra i lavori più conosciuti figurano Pure Shores delle All Saints, inserita nella colonna sonora di The Beach, e Feel Good Time interpretata da Pink. La sua attività comprende inoltre produzioni e collaborazioni con Britney Spears, Melanie C, Robbie Williams, Chris Brown, No Doubt, Katie Melua e U2.
Per Katie Melua lavorò all’album The House del 2010, mentre con gli U2 partecipò a due brani inclusi nella raccolta The Best of 1990-2000. Una produzione ampia, sviluppata tra pop, elettronica, rock e riletture della tradizione classica.
Le difficoltà personali e l’ultimo album The Painter
La carriera di William Orbit è stata segnata anche da difficoltà personali. Il musicista aveva affrontato una dipendenza da sostanze, in particolare dalla cocaina, e un periodo di grave depressione che lo portò al ricovero in una struttura psichiatrica. Nonostante questa fase complessa, continuò a lavorare e a studiare gli strumenti della produzione digitale.
Pur avendo già raggiunto i più importanti riconoscimenti del settore, Orbit dichiarava di consultare manuali per principianti di Pro Tools, con l’obiettivo di restare aggiornato sulle nuove tecnologie. Il suo percorso da solista è proseguito fino agli ultimi anni, con l’uscita di The Painter nel 2022.
Con la morte di William Orbit si chiude il percorso di un produttore che ha avuto un ruolo centrale nell’incontro fra ricerca elettronica e pop internazionale. Restano le produzioni, le collaborazioni e un catalogo di brani che hanno contribuito a definire il suono di un’intera fase della musica moderna.