La mattinata di allenamento e l’auto alle spalle
I tre sedicenni stavano percorrendo la strada provinciale 25, indossando le divise della società sportiva di appartenenza. Si trovavano quindi su un tratto della viabilità locale durante una normale uscita sui pedali, senza immaginare che il tragitto avrebbe richiesto l’intervento delle forze dell’ordine.
Stando alla ricostruzione riportata dal Mattino di Padova, un’automobile avrebbe cominciato a seguirli da vicino. Il conducente avrebbe manifestato insofferenza per la presenza delle biciclette sulla carreggiata, azionando più volte il clacson.
Non è stato un gesto isolato, secondo quanto riferito dai ragazzi. I colpi di clacson si sarebbero ripetuti con insistenza, contribuendo ad aumentare la preoccupazione dei giovani atleti mentre proseguivano lungo la provinciale.
La circolazione condivisa tra veicoli a motore e biciclette richiede attenzione e prudenza da parte di tutti gli utenti della strada. In questo caso, però, la situazione avrebbe assunto contorni ben più gravi di una contestazione legata al passaggio o a un sorpasso.
Il sorpasso, le minacce e l’arma mostrata dal finestrino
Dopo essersi mantenuta alle loro spalle, l’auto sarebbe riuscita a superare il gruppo. La vicenda non si sarebbe però conclusa in quel momento: anziché allontanarsi, il conducente avrebbe rallentato fino a farsi raggiungere di nuovo dalle biciclette.
È in questa fase che, secondo la denuncia, l’uomo avrebbe abbassato il finestrino e rivolto ai tre ragazzi parole intimidatorie. La frase riferita dai giovani è «Ve copo tutti», espressione che avrebbe reso ancora più allarmante il confronto avvenuto lungo la strada.
La madre di uno dei ciclisti ha ricostruito quanto le sarebbe stato raccontato dal figlio e dagli altri atleti: «Un uomo ha abbassato il finestrino e li ha minacciati. Ha estratto una pistola e ha urlato in dialetto che li avrebbe ammazzati tutti».
I ragazzi non sarebbero stati in grado di stabilire se l’oggetto fosse una pistola vera oppure un’arma giocattolo. Un particolare centrale, che potrà essere verificato soltanto nel corso delle indagini, ma che non avrebbe attenuato lo spavento provato dai tre sedicenni.
Per loro, infatti, il gesto sarebbe arrivato al termine di una sequenza già segnata dai segnali di ostilità dell’automobilista. Prima il clacson, poi il sorpasso e il rallentamento, infine l’arma mostrata dal finestrino: una successione che le famiglie hanno deciso di portare all’attenzione dei carabinieri.
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