
Alessandro, capotreno massacrato a 32 anni: si scopre tutto. Il movente shock – La notte trascorsa a Milano da Marin Jelenic, il 36enne sospettato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, è stata ricostruita nel dettaglio dagli inquirenti grazie alle immagini di videosorveglianza e alle numerose segnalazioni dei cittadini. L’uomo, ricercato dopo l’aggressione avvenuta a Bologna, ha trovato riparo all’ospedale Niguarda, dove ha passato ore seduto su una sedia della sala d’attesa, con un giubbotto scuro e il cappuccio della felpa tirato sugli occhi per proteggersi dal freddo.

Alessandro, capotreno massacrato a 32 anni: si scopre tutto. Il movente shock
Dalla mezzanotte di lunedì fino alle prime ore del mattino successivo, il presunto responsabile dell’omicidio del capotreno ha sostato in un container provvisorio posizionato nel cortile del pronto soccorso del Niguarda, davanti all’ingresso principale. Una telecamera lo riprende nel momento in cui arriva, un’altra ne documenta l’uscita poco dopo l’alba, fornendo agli agenti una traccia temporale precisa dei suoi movimenti in città. Le immagini registrate dai sistemi di sicurezza, incrociate con le indicazioni giunte al numero di emergenza da parte di diversi cittadini, hanno permesso alla squadra mobile di Milano di seguire quasi in diretta gli spostamenti del 36enne in fuga. Le segnalazioni si sono rivelate fondamentali per aggiornare in tempo reale la posizione dell’uomo, delineando un percorso che dalla stazione Centrale porta fino alla periferia nord e ritorno. I colleghi di Alessandro Ambrosio: “Un giorno l’aveva trovato a bordo e fatto scendere”.
Per Jelenic, Milano non era una città sconosciuta. Nei mesi precedenti al delitto era già stato fermato più volte dalle forze dell’ordine in diverse zone del capoluogo lombardo. In particolare, risultano controlli alla stazione Centrale il 19 maggio e alla stazione di Lambrate il 2 settembre. Questi episodi, uniti a condotte ritenute problematiche, avevano portato le autorità a monitorare la sua presenza sul territorio. Il giorno prima di Natale, il 23 dicembre, il prefetto aveva emesso nei confronti di Marin Jelenic un ordine di allontanamento dall’Italia per ragioni di pubblica sicurezza. Il provvedimento indicava chiaramente che l’uomo avrebbe dovuto lasciare il territorio nazionale entro dieci giorni, trascorsi i quali la sua permanenza sarebbe diventata irregolare, nonostante il suo status di cittadino comunitario.

La ricostruzione delle forze dell’ordine
La misura amministrativa era scaturita da un ulteriore intervento delle forze dell’ordine avvenuto il 22 dicembre. In quella data, alcuni residenti di un condominio di via Scheiwiller, nel quartiere Corvetto, avevano chiamato il numero di emergenza segnalando la presenza dell’uomo sulle scale del palazzo in atteggiamento ritenuto minaccioso. Una Volante lo aveva rintracciato poco dopo, trovandolo in possesso di un coltello da cucina. Per quell’episodio, il 36enne era stato denunciato a piede libero e, contestualmente, aveva ricevuto l’ordine di espulsione. L’episodio in via Scheiwiller si inserisce in una serie di controlli e situazioni critiche che nel tempo hanno coinvolto l’uomo, contribuendo a delineare un quadro di attenzione da parte delle autorità competenti in tema di ordine pubblico e sicurezza. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la giornata milanese di Jelenic inizia con l’arrivo a Rogoredo e, successivamente, con lo spostamento verso la stazione Centrale di Milano. Sono le 22.30 di lunedì quando un passeggero del treno, che viaggia con lui sulla stessa tratta, si rivolge alle forze dell’ordine riferendo di aver riconosciuto nell’uomo il sospettato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, avvenuto poche ore prima a Bologna.
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