La diagnosi resta riservata
Fin dalle prime ore, familiari e persone vicine all’ex parlamentare hanno scelto di non diffondere dettagli clinici. La patologia che ha reso necessario l’intervento neurochirurgico non è stata resa nota, così come non sono emerse informazioni ufficiali sulla procedura effettuata.
In assenza di comunicazioni mediche più specifiche, non risultano confermate ipotesi sulle cause del malore. L’invito alla prudenza riguarda quindi anche le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane sulle condizioni di salute di Di Battista.
Il rientro in Italia e l’intervento urgente
Nei primi giorni di settembre, il quadro sembrava sufficientemente stabile da permettere l’organizzazione di un rientro in Italia. Era stata predisposta un’aeroambulanza privata, il cui costo sarebbe stato coperto dalla polizza assicurativa sottoscritta prima della partenza.
Il 2 settembre lo stesso Di Battista aveva comunicato via social di sentirsi meglio e di guardare con ottimismo ai giorni successivi. Il piano prevedeva il ricovero al Policlinico Gemelli di Roma, dove era pronta un’équipe per proseguire le cure; due specialisti del Gemelli erano inoltre arrivati a Cuba per collaborare con i sanitari locali e verificare la possibilità del viaggio.
Il trasferimento è stato tuttavia interrotto il 5 settembre. Secondo le informazioni emerse, durante il tragitto verso l’aeroporto le condizioni dell’ex deputato avrebbero imposto il rientro in ospedale. Da qui la decisione dei medici di procedere con un intervento chirurgico urgente all’Avana, rinviando il volo verso Roma.
Gli aggiornamenti di Schierarsi dopo l’operazione
Le notizie successive all’operazione sono state limitate, nel rispetto della riservatezza chiesta dalla famiglia. L’aggiornamento più rilevante è arrivato il 9 settembre, quando Schierarsi ha diffuso un messaggio improntato alla fiducia.
“Alessandro non vede l’ora di riprendere le sue battaglie e sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento“, ha comunicato l’associazione, sottolineando la professionalità e la dedizione dimostrate dal personale sanitario cubano in una fase definita “estremamente delicata”.
Un ringraziamento specifico è stato dedicato al reparto di Neurochirurgia dell’Hospital Hermanos Ameijeiras, che ha seguito Di Battista durante l’operazione e nel periodo immediatamente successivo.
Quando può tornare Di Battista in Italia
La possibilità di un rientro di Alessandro Di Battista in Italia resta aperta, ma non è stato fissato alcun calendario. Prima di autorizzare un trasferimento intercontinentale in aeroambulanza, i medici dovranno accertare che le condizioni cliniche siano compatibili con un viaggio di lunga durata.
Il miglioramento segnalato dopo l’intervento consente di considerare nuovamente questa ipotesi, ma la valutazione dipenderà dall’evoluzione del recupero post-operatorio. Fino a quel momento, il ricovero in terapia intensiva permette di mantenere un monitoraggio costante.
Il ringraziamento alla Farnesina e alle autorità cubane
Nel suo messaggio, Schierarsi ha espresso riconoscenza anche alle autorità italiane, all’Unità di Crisi della Farnesina e all’ambasciatrice d’Italia a Cuba, Simona De Martino. L’ambasciata avrebbe seguito le diverse fasi dell’assistenza e dell’organizzazione del possibile trasferimento.
L’associazione ha ringraziato inoltre le autorità cubane e il personale sanitario intervenuto fin dal primo ricovero. “Desideriamo ringraziare i medici cubani con tutto il cuore per lo straordinario lavoro svolto, per la professionalità e per la dedizione con cui hanno affrontato una situazione estremamente delicata”, si legge nella nota.
Le condizioni di Di Battista: cosa emerge finora
Il quadro ufficiale resta delicato, ma contiene segnali considerati incoraggianti nel periodo successivo all’operazione. Alessandro Di Battista rimane in terapia intensiva, non ha ancora una data per il ritorno a Roma e prosegue le cure all’Avana, mentre Schierarsi riferisce di un decorso post-operatorio favorevole.
Non sono stati invece comunicati la diagnosi, il tipo di intervento né i tempi necessari per il recupero. Alla luce delle informazioni disponibili, non emergono elementi ufficiali per parlare di un ulteriore peggioramento: il prossimo passaggio sarà la valutazione medica sulla possibilità di affrontare il trasferimento in Italia.