
Alessio Russo, 25 anni, è rimasto vittima di un sinistro avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 maggio scorso. La tragedia, ora oggetto di un procedimento giudiziario, pone nuovamente l’attenzione sui rischi connessi alla guida senza patente e all’imprudenza al volante, fattori che hanno contribuito in modo determinante a un epilogo fatale. Dopo un lungo periodo di indagini, la magistratura ha formalizzato il rinvio a giudizio per la giovane alla guida del veicolo coinvolto.
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La dinamica dell’incidente in cui è morto Alessio
L’incidente si è verificato all’altezza di una rotatoria nel territorio di San Prisco, in provincia di Caserta. A bordo di un Suv MG ZS erano stipati nove ragazzi: cinque nei sedili posteriori, due accanto alla conducente e uno addirittura nel bagagliaio. Alla guida si trovava Noemi e, secondo le ricostruzioni, la giovane avrebbe perso il controllo del veicolo, che si è ribaltato con violenza.
Il tragico impatto ha causato la morte immediata di Alessio Russo, seduto sul sedile posteriore in una posizione non sicura. Pare infatti che il ragazzo fosse in braccio a un amico e, in parte, sporto dal finestrino. Questa circostanza ha reso impossibile proteggerlo al momento del ribaltamento, con il peso del Suv che lo ha schiacciato senza lasciargli scampo.

In 9 a bordo del SUV
Gli accertamenti condotti dalle forze dell’ordine hanno rilevato una situazione di sovraffollamento estremo: ben nove persone stipate in un veicolo destinato a trasportarne cinque, con una delle ragazze addirittura sistemata nel bagagliaio. Questo ha reso il viaggio particolarmente rischioso, soprattutto considerando che nessuno dei passeggeri posteriori risultava assicurato dalle cinture di sicurezza.
Le indagini hanno evidenziato inoltre che la rotatoria è stata imboccata a una velocità superiore a quella consentita, fattore che ha contribuito a far perdere il controllo dell’auto alla giovane conducente. L’inesperienza alla guida e la presenza di così tanti passeggeri hanno reso impossibile gestire la situazione in modo sicuro. Ma c’è di più.
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