Le difficoltà all’aeroporto di Catania-Fontanarossa
La fase più delicata per i collegamenti aerei si era verificata tra il 12 e il 15 agosto, quando le emissioni di cenere avevano comportato ripetute limitazioni per l’aeroporto di Catania-Fontanarossa. In presenza di ricadute sul sedime aeroportuale, le operazioni richiedono interventi di pulizia e valutazioni sulla sicurezza, con possibili ripercussioni sui voli programmati.
Nel periodo compreso tra l’8 e l’11 agosto erano stati cancellati circa 700 voli, con oltre 100mila viaggiatori coinvolti. In alcuni momenti, gli arrivi erano stati contingentati fino a un massimo di cinque aerei all’ora. La gestione dell’emergenza aveva interessato passeggeri, compagnie e operatori aeroportuali, costretti a riorganizzare partenze, arrivi e assistenza a terra.
La nube di cenere non era rimasta confinata entro i confini siciliani. I venti, con una direzione da nord verso sud considerata insolita per il periodo, avevano trasportato le particelle fino a Malta orientale e al nord della Libia. La dispersione su distanze così ampie aveva evidenziato il ruolo decisivo delle condizioni meteorologiche nella distribuzione del materiale eruttivo.
Secondo quanto spiegato dal vulcanologo dell’INGV di Catania Mario Mattia, l’eccezionalità della fase estiva era legata alla presenza contemporanea di attività esplosiva sostenuta e quasi continua alla Voragine e di venti persistenti diretti verso Catania. L’unione di questi elementi aveva reso più frequenti le ricadute nell’area dello scalo.

I segnali di settembre e il monitoraggio in corso
Dopo il ritorno alla piena operatività dell’aeroporto, avvenuto il 18 agosto, l’Etna ha continuato a manifestare segnali di attività. Il 19 agosto è ripresa l’attività stromboliana alla Voragine, mentre i fronti lavici presenti nella Valle del Bove hanno mostrato un graduale rallentamento.
Anche a settembre sono stati registrati nuovi episodi. Il 1° settembre l’INGV aveva diffuso un’allerta arancione in relazione a deboli emissioni di cenere. L’8 settembre, secondo i dati disponibili, sono state rilevate colonne di fumo e cenere dai crateri sommitali; il 9 settembre le osservazioni erano proseguite senza che venissero adottate limitazioni per i voli.
La nuova emissione ripropone ora l’attenzione sull’evoluzione della nube e sul possibile impatto nell’area orientale dell’isola. Il monitoraggio si basa sulle telecamere di sorveglianza, sui dati geofisici e sulle informazioni meteorologiche, indispensabili per comprendere quota, intensità e direzione della dispersione.
Disagi nei comuni alle pendici del vulcano
Gli effetti dell’attività dell’Etna non riguardano soltanto l’aeroporto. Nei comuni situati alle pendici del vulcano, la ricaduta di cenere può trasformarsi rapidamente in un problema per residenti e automobilisti. Tra le località che in precedenza hanno dovuto fare i conti con questi disagi figurano Valverde, Viagrande, San Gregorio e San Giovanni la Punta.
La cenere vulcanica sulle carreggiate può rendere il fondo più scivoloso, soprattutto in presenza di umidità, e impone maggiore cautela alla guida. Anche la pulizia di spazi pubblici, balconi, terrazze e veicoli richiede interventi aggiuntivi. Sono conseguenze ricorrenti nelle fasi più attive del vulcano, che incidono sulla quotidianità delle comunità vicine.
Per il momento non sono segnalati problemi al traffico aereo nonostante la nube sia diretta verso sud, in direzione di Catania. Resta però attivo il livello di attenzione, mentre gli enti preposti seguono l’attività dell’Etna e gli eventuali cambiamenti delle condizioni atmosferiche.
La situazione conferma ancora una volta come l’attività del vulcano possa modificarsi rapidamente. Le prossime ore saranno importanti per verificare la persistenza dell’emissione di cenere, l’andamento della nube e possibili effetti sui collegamenti e sui territori della Sicilia orientale.