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Alluvione in Nepal, arriva la notizia che nessuno voleva sentire: “È terrificante”

Una violenta alluvione in Nepal ha trasformato in poche ore il distretto di Rasuwa, al confine con il Tibet, in uno scenario di distruzione. Il bilancio comunicato dalle autorità, a due giorni dall’evento, è di almeno 469 morti e circa 1.400 dispersi, fra i quali potrebbero esserci numerosi cittadini stranieri.

Le operazioni di soccorso vanno avanti in condizioni estremamente difficili. Fango, acqua, ghiaccio e detriti hanno sommerso villaggi e collegamenti stradali, mentre il timore di ulteriori piene costringe le squadre impegnate sul terreno a intervenire con la massima attenzione.

Alluvione in Nepal: sale il numero delle vittime

Secondo i dati della polizia nepalese, ripresi dai media locali, i recuperi sono stati effettuati in più distretti investiti dalla piena. Rasuwa resta l’area maggiormente colpita, ma l’emergenza si è estesa anche a territori più lontani dal punto iniziale del disastro.

A Rasuwa sono stati trovati dodici corpi, mentre 37 vittime sono state recuperate nel distretto di Nuwakot. Altri morti sono stati segnalati nei distretti di Dhading, Gorkha, Tanahun e nei due distretti di Nawalparasi. Il dato più pesante riguarda Chitwan, dove sarebbero stati registrati 178 decessi.

Fra le persone di cui non si hanno notizie ci sono anche 28 agenti di polizia. Gli accertamenti restano complessi perché molte comunità sono isolate, senza vie di comunicazione funzionanti, e le segnalazioni raggiungono le autorità in modo discontinuo. Il numero delle vittime potrebbe quindi cambiare nelle prossime ore.

Nepal, i dispersi sarebbero circa 1.400: molti gli stranieri

La situazione dei dispersi è uno degli aspetti più delicati della tragedia. In base alle prime informazioni, almeno metà delle circa 1.400 persone disperse potrebbe essere composta da turisti o lavoratori arrivati dall’estero.

I soccorritori e le autorità stanno confrontando registri delle strutture ricettive, identità delle persone presenti nella zona e denunce di scomparsa. Il lavoro procede lentamente: le infrastrutture danneggiate rendono difficile raggiungere le località coinvolte e ristabilire i contatti con chi è rimasto bloccato.

Con il passare del tempo diminuiscono le possibilità di individuare superstiti, ma le squadre continuano a perlustrare gli accumuli di detriti e fango. Prosegue anche la ricostruzione delle prime fasi dell’emergenza, per definire con precisione la dinamica dell’onda di piena.

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