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Andrea Sempio beccato così: la foto in pubblico sorprende tutti

Garlasco, l’impronta sul muro e il Dna contestato

Uno dei punti più delicati dell’inchiesta riguarda la traccia individuata sulla parete delle scale della villetta di Chiara Poggi, la cosiddetta impronta 97F. Per la difesa, però, quell’elemento non rappresenterebbe una prova definitiva. «L’impronta sul muro? È bagnata», viene sostenuto, mettendo in discussione la reale attendibilità della traccia.

Dubbi vengono sollevati anche sul Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima. «C’è solo il cromosoma y», sostiene la linea difensiva, cercando di ridimensionare il peso attribuito agli accertamenti scientifici riemersi nel nuovo filone investigativo.

Secondo Il Messaggero, i legali ritengono inoltre che diversi elementi raccolti dalla Procura possano essere spiegati diversamente. «L’impronta l’abbiamo spiegata, le telefonate anche», afferma Taccia, riferendosi agli aspetti che gli investigatori considerano rilevanti per ipotizzare uno scenario alternativo rispetto alla sentenza definitiva pronunciata nei confronti di Alberto Stasi.

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Garlasco, il silenzio di Sempio e le nuove ombre sull’inchiesta

Nel racconto di Il Messaggero colpisce soprattutto il comportamento di Sempio durante la giornata romana. Mani spesso infilate nelle tasche dei jeans, poche parole, sguardo basso e un atteggiamento definito imperturbabile anche nei momenti di maggiore pressione.

Quando gli viene chiesto un commento sull’inchiesta, evita di entrare nei dettagli: «Capisce che se non ho risposto ai pubblici ministeri, non posso farlo con lei». Una linea prudente che accompagna tutta la giornata, tra attese davanti alla stazione Termini e domande insistenti dei cronisti.

Resta poi il nodo centrale della vicenda: la distanza tra la verità giudiziaria già esistente e i nuovi scenari investigativi. La difesa insiste su un punto preciso: «Le accuse vanno comprovate». E mentre gli investigatori continuano ad analizzare appunti, frasi e comportamenti ritenuti significativi, gli avvocati parlano apertamente di elementi «spiegabilissimi» e di «errori nell’informativa».

In questo clima sospeso emerge anche una frase pronunciata dalla stessa Taccia e riportata da Il Messaggero: «Ad oggi tutti danno per scontato che non sia stato Stasi». Una riflessione che fotografa perfettamente il livello di tensione e polarizzazione che il caso di Garlasco continua a generare nell’opinione pubblica italiana.

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