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Attentato a Trump, il mistero sull’attentatore: si è appena scoperto

La ricostruzione ufficiale dell’azione e l’intervento del Secret Service

In base alla ricostruzione riportata negli atti, l’uomo avrebbe utilizzato una scala interna dell’hotel per scendere di dieci piani fino a un livello indicato come “Terrazza”, situato sopra la sala in cui si teneva il gala. Secondo la documentazione, quel passaggio non sarebbe stato presidiato da agenti o addetti alla sicurezza.

Da quel punto Tomas si sarebbe diretto verso un checkpoint con un fucile a pompa in mano, sorprendendo il Secret Service. Un agente avrebbe reagito sparando cinque colpi, senza colpire l’uomo. La corsa dell’assalitore si sarebbe fermata quasi subito: secondo la versione ufficiale, Tomas sarebbe caduto e sarebbe stato arrestato prima di raggiungere la sala principale. Le ferite riportate sarebbero state limitate a una lesione lieve al ginocchio.

Le dichiarazioni dei procuratori e gli aspetti tecnici in verifica

“Se l’imputato avesse raggiunto l’esito prefissato, avrebbe causato uno dei giorni più cupi della storia americana”, ha dichiarato il vice procuratore degli Stati Uniti Charles Jones.

Dopo questa dichiarazione, nei documenti vengono indicati alcuni aspetti ancora oggetto di accertamento. L’Fbi, infatti, non avrebbe rinvenuto il proiettile che ha perforato il giubbotto antiproiettile di un agente del Secret Service. L’assenza di quel reperto, secondo quanto riportato, impedirebbe di stabilire con certezza la provenienza del colpo e se sia stato effettivamente Tomas a sparare contro l’agente.

Immagine dell'uomo indicato come attentatore nel caso Trump, foto di contesto

Le verifiche sull’arma e la stima della velocità al checkpoint

Le analisi sull’arma attribuita al sospettato, secondo quanto riportato negli atti, confermerebbero che dal fucile è partito un colpo e che non sarebbe stato ricaricato successivamente. Resta però un punto tecnico centrale legato alla dinamica dell’eventuale sparo.

Una squadra del Secret Service avrebbe stimato che Tomas stesse correndo a circa 15 chilometri orari nel momento in cui ha attraversato i metal detector. Questo dato è indicato nei documenti come un elemento da valutare nella ricostruzione complessiva, in relazione alla possibilità di fermarsi o cambiare direzione in modo compatibile con l’azione descritta. Le verifiche proseguono per chiarire in modo definitivo la sequenza dei fatti e l’origine del colpo che ha colpito il giubbotto dell’agente.

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