
Il caso della ricina a Pietracatella registra un nuovo passaggio investigativo. Secondo quanto riportato, gli inquirenti avrebbero ascoltato anche un esponente politico molisano, indicato come persona vicina a Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, le due donne decedute a poche ore di distanza.
L’identità della persona sentita non è stata resa nota. La circostanza, coperta dal più stretto riserbo, si inserisce nella ricostruzione portata avanti dalla Procura di Larino dopo il rinvenimento di ricina nei campioni biologici delle vittime. Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sul contenuto dell’audizione né sul ruolo dell’esponente politico nell’inchiesta.

Indagini sulla ricina a Pietracatella: audizione riservata a Larino
Stando alle informazioni trapelate, l’audizione non si sarebbe svolta nella questura di Campobasso, luogo in cui vengono spesso convocati testimoni e persone informate sui fatti, ma presso gli uffici giudiziari di Larino, dove ha sede la Procura competente.
La scelta avrebbe consentito di limitare l’esposizione mediatica dell’incontro. Il caso, infatti, è seguito da mesi da cronisti e troupe televisive nazionali, spesso presenti davanti alla questura del capoluogo molisano. Lo spostamento a Larino appare coerente con la linea di prudenza mantenuta dagli investigatori sin dall’avvio degli accertamenti.
Resta da capire quali elementi possano essere emersi dalla testimonianza e se l’audizione porterà a ulteriori sviluppi. Il fatto che sia stata sentita una figura con un incarico politico di rilievo in Molise non consente, tuttavia, di formulare conclusioni: l’attività istruttoria è ancora coperta dal segreto investigativo.

Procura di Larino e caso ricina: il riserbo degli inquirenti
La Procura di Larino, guidata dal procuratore Elvira Antonelli, ha mantenuto fin dall’inizio un profilo improntato alla massima riservatezza. Non sono state rese pubbliche anticipazioni sugli atti d’indagine e non risultano comunicazioni ufficiali relative alle persone ascoltate nel corso delle ultime settimane.
L’inchiesta ha assunto contorni particolarmente delicati dopo gli esami tossicologici che hanno rilevato la presenza della ricina nei campioni biologici di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara. Le due donne sono morte il 28 e il 27 dicembre dello scorso anno, a distanza di circa un giorno l’una dall’altra.
La ricina è una sostanza altamente tossica e il suo riscontro ha trasformato la vicenda in un’indagine complessa, nella quale gli inquirenti stanno verificando circostanze, rapporti personali e possibili moventi. Le verifiche in corso mirano a stabilire se e in che modo la sostanza possa essere stata assunta dalle vittime.
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