La procedura di prelievo e la corsa contro il tempo
La procedura si svolge in tempi stretti: dopo il via libera del centro individuato, l’équipe chirurgica si sposta nell’ospedale del donatore per il prelievo e rientra nel minor tempo possibile per eseguire il trapianto. Nelle operazioni di trapianto di cuore pediatrico, la rapidità è un fattore essenziale per la riuscita dell’intervento.
Le verifiche in corso e la situazione del centro di Napoli
Sulla vicenda che riguarda il Monaldi restano aspetti da chiarire. Dopo un errore avvenuto nel mese di dicembre, l’attività del centro è stata sospesa. In tale contesto, si è posto anche il tema operativo: in caso di assegnazione dell’organo a Napoli, chi avrebbe effettuato l’intervento. Il primario Guido Oppido risulta l’unico disponibile; al contempo, è stata considerata l’ipotesi di un supporto da parte di specialisti provenienti da altri ospedali italiani.
Call tra i centri coinvolti e nuova valutazione clinica
Nelle ore notturne si sono susseguite call tra i chirurghi dei quattro centri interessati. È stata programmata una nuova valutazione clinica per stabilire se il bambino ricoverato a Napoli fosse in condizioni tali da poter essere sottoposto al trapianto. In parallelo, è stata prevista la verifica dell’idoneità dell’organo del donatore, passaggio necessario prima di procedere all’assegnazione definitiva.
A Napoli era inoltre atteso un confronto tra specialisti di strutture di riferimento, tra cui l’ospedale Bambino Gesù di Roma e centri di Torino, Bergamo e Padova. In Italia i centri di trapianto pediatrico sono in numero limitato e, in diverse circostanze, gli stessi professionisti seguono pazienti che rientrano nella medesima graduatoria nazionale.
Contatti istituzionali e attivazione della rete europea
La vicenda ha avuto anche riscontri sul piano istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha richiesto aggiornamenti al ministro della Salute Orazio Schillaci e ha contattato telefonicamente la madre del bambino. È stata inoltre attivata la rete europea per la donazione di organi, che consente di proporre l’organo all’estero qualora non sia utilizzabile nel Paese d’origine. In questo caso, il primo cuore almeno compatibile per il paziente del Monaldi è stato individuato in Italia.