
L’acquisto dei banchi a rotelle resta uno degli interventi più discussi dell’emergenza Covid-19 in Italia. Presentati come misura per il distanziamento e come spinta alla modernizzazione della scuola, nel tempo sono diventati il simbolo di un investimento pubblico finito, in molti casi, lontano dalle aule.
A distanza di anni, il quadro che emerge è più concreto: una parte consistente delle forniture risulta inutilizzata, mentre in diverse realtà locali si è dovuto affrontare il problema dello stoccaggio e dello smaltimento. In parallelo, la vicenda continua a riaccendere il dibattito sulla gestione delle risorse durante la pandemia.
Secondo i dati riportati nel tempo, l’operazione ha comportato una spesa superiore a 320 milioni di euro. A fronte delle quantità previste, ne sarebbero state consegnate meno di 450 mila, e una quota non trascurabile sarebbe stata messa da parte perché considerata non conforme o non adatta all’uso quotidiano in classe.

L’impatto economico e la fornitura incompleta
La distanza tra l’obiettivo iniziale e l’esito finale si misura anche nei numeri complessivi della spesa emergenziale: nel bilancio degli interventi legati alla crisi sanitaria, si parla di un ordine di grandezza vicino ai 250 miliardi di euro, con capitoli molto diversi tra loro. In questo contesto, i banchi rappresentano una voce più contenuta rispetto ad altre misure, ma particolarmente visibile e contestata.
Il nodo centrale resta il rapporto tra spesa sostenuta e benefici effettivamente ottenuti. L’investimento sui banchi a rotelle è stato descritto come un intervento rapido per consentire la ripartenza delle lezioni in sicurezza; tuttavia, la fornitura non sarebbe stata completata secondo i piani iniziali, e l’uso reale si sarebbe rivelato disomogeneo tra scuole e territori.
Una parte dei banchi consegnati, inoltre, sarebbe stata tolta dalle aule in tempi brevi. Le motivazioni richiamate nel dibattito pubblico fanno riferimento a problemi di praticità e, in alcuni casi, a rilievi collegati a requisiti tecnici e di sicurezza. Il risultato, in molte scuole, è stato il ritorno ai banchi tradizionali, con i nuovi arredi destinati ai depositi.
Dove sono finiti i banchi: depositi, cantine e stoccaggi
Nel corso del tempo, sono state segnalate situazioni simili in diverse regioni: magazzini pieni, locali scolastici adibiti a deposito e cataste di arredi non utilizzati. In alcuni casi, è stato riportato che i banchi siano stati lasciati anche all’esterno, con l’esposizione alle intemperie che ha accelerato il deterioramento e reso più difficile un eventuale riutilizzo.
Questa gestione logistica ha creato un’ulteriore criticità: liberare spazi e trovare una destinazione agli arredi. Per molte amministrazioni, il tema non è stato solo quello del costo iniziale, ma anche quello delle soluzioni pratiche per custodire, trasferire o dismettere materiali divenuti superflui.
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