
Tra gli elementi più rilevanti dell’autopsia c’è la presenza di un grave trauma cranico, indicato come causa principale della morte. Gli specialisti ritengono che non sarebbe compatibile con una semplice caduta accidentale dalle scale o dalla culla. Le indagini, in questo punto, cercano di chiarire con precisione come Beatrice possa aver riportato il colpo fatale. Perché è lì che si concentrano, oggi, le domande più pesanti e le risposte più urgenti.
Sul corpo della bambina, sempre secondo quanto riferito, sarebbero state individuate anche impronte riconducibili a scarpe sulle gambe. Un particolare che alimenta l’ipotesi di percosse e che gli investigatori non sottovalutano. Non si esclude che alcune lesioni possano essere state provocate con pugni, calci o persino con oggetti contundenti: scenari che l’inchiesta sta cercando di definire con riscontri puntuali.
Tra gli aspetti più dolorosi, c’è la finestra temporale indicata dagli accertamenti medico-legali: tra il trauma cranico e la morte, causata dall’emorragia interna con successivo collasso cardiorespiratorio, potrebbero essere trascorse fino a 48 ore. Un intervallo in cui, secondo gli esperti, la piccola avrebbe potuto ricevere cure salvavita. Ed è un pensiero che, inevitabilmente, stringe lo stomaco a chiunque legga questa storia.
In questo quadro già devastante, le due sorelle di Beatrice vengono indicate come testimoni chiave dell’inchiesta. Avrebbero cercato più volte di richiamare l’attenzione degli adulti sulle condizioni della piccola. Intanto la comunità resta sospesa tra sgomento e attesa, mentre l’indagine continua a cercare una verità completa: non solo su come Beatrice sia morta, ma su ciò che potrebbe aver vissuto nei giorni che hanno preceduto quella mattina di febbraio.