
Si chiama Nicole, ha due anni e mezzo ed è al centro di un caso che coinvolge profili di adozione internazionale, ipotesi di alterazione di stato civile e sospetti di compravendita di minori. Secondo gli atti, la bambina sarebbe nata a Tbilisi il 20 giugno 2023 e la sua vicenda si sarebbe poi spostata in Italia, tra il Chivassese e l’area di Ivrea, dove è stata rintracciata dai carabinieri.
Il ritrovamento è avvenuto in una cascina nel Torinese. Con la minore c’era un uomo di 55 anni che sosteneva di essere il padre. Gli accertamenti avviati dopo la segnalazione e gli approfondimenti successivi hanno però portato a verifiche più stringenti sull’identità della bambina e sulla documentazione utilizzata per ricondurla in Italia.
Elemento decisivo, secondo quanto ricostruito, è stato il test del Dna, che ha escluso qualsiasi rapporto biologico tra l’uomo e la bambina. Da quel momento la vicenda ha assunto formalmente i contorni di un procedimento giudiziario, con verifiche su passaggi anagrafici, dichiarazioni rese a pubblici ufficiali e possibili responsabilità concorrenti.
La piccola, stando a quanto emerso, è stata trovata in condizioni generali giudicate buone. Tuttavia, risulterebbe che nel periodo precedente sia stata effettuata una sola visita medica. L’uomo si sarebbe presentato spontaneamente in procura, con la minore in braccio, dopo aver ricevuto una convocazione e davanti agli inquirenti avrebbe ribadito: «È mia figlia, sono il papà. La madre è scappata in Kazakistan e me l’ha lasciata».

L’intervento dei carabinieri e i primi riscontri investigativi
Il rintraccio della bambina a Ivrea è arrivato al termine di una serie di riscontri condotti dai carabinieri, che hanno ricostruito spostamenti e passaggi precedenti fino all’abitazione rurale dove la minore viveva. Parallelamente sono stati raccolti elementi su documenti, fotografie e dichiarazioni che, secondo l’accusa, avrebbero avuto un ruolo nella ricostruzione di una paternità non corrispondente al vero.
Tra i materiali acquisiti dagli investigatori figurerebbe anche una fotografia presente nel telefono dell’indagato: uno scatto effettuato all’aeroporto della capitale georgiana nel luglio 2023. La tempistica, unita ad altri elementi, è stata valutata in relazione alle procedure consolari e all’eventuale percorso seguito per attribuire alla minore un’identità e una filiazione.
Secondo l’impostazione accusatoria, il giorno successivo alla fotografia l’uomo avrebbe reso una dichiarazione non veritiera davanti al responsabile della sezione consolare italiana, sostenendo di essere il padre della bambina. Questa condotta viene ricondotta alle ipotesi di falsa attestazione e alterazione dello stato civile, contestazioni che mirano a chiarire come siano stati formati o utilizzati determinati atti.
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