
Doveva essere il giorno della rinascita. Il momento in cui tutto sarebbe cambiato. Invece, da quel 23 dicembre, la vita di una famiglia si è fermata in una stanza d’ospedale. Domenico, due anni, non si è più svegliato dopo il trapianto di cuore. E ora per lui è stato avviato un percorso che nessun genitore vorrebbe mai affrontare.

Il trapianto e le complicazioni
Il piccolo era stato sottoposto a un delicato intervento per ricevere un nuovo cuore. Ma qualcosa non ha funzionato come previsto. Secondo quanto riferito dal legale della famiglia, il cuore trapiantato risultava danneggiato e non avrebbe mai garantito una reale ripresa.
L’avvocato Francesco Petruzzi ha spiegato durante la trasmissione Diritto e Rovescio su Rete 4 che, dopo la sospensione della sedazione, il bambino non ha dato segni di risveglio. Una condizione che ha portato la famiglia a presentare istanza per la pianificazione condivisa delle cure, accolta dall’Ospedale Monaldi.
Il primo accesso al percorso terapeutico è stato fissato per il 20 febbraio.
Il nodo dei tempi e il parere medico
Sempre secondo quanto dichiarato dal legale all’ANSA, il primo parere del gruppo multidisciplinare sarebbe stato espresso il 6 febbraio, circa 45 giorni dopo il trapianto. Un dettaglio che ha acceso interrogativi sui tempi delle valutazioni cliniche.
In casi di estrema complessità come questo, la pianificazione condivisa delle cure rappresenta uno strumento previsto per stabilire, insieme alla famiglia e ai medici, il percorso terapeutico più adeguato quando le possibilità di recupero risultano compromesse.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva