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Parla la madre del bimbo col cuore bruciato, il dramma in famiglia: il dolore del marito e gli altri due figli

La notizia del cuore compatibile e le difficoltà successive

La donna ha riferito che, anche quando era stata comunicata la disponibilità di un cuore compatibile, la serenità non era totale: “Dovevo essere felice ma non riuscivo a stare tranquilla, avevo un brutto presentimento”. Nelle stesse ore aveva rivolto un pensiero alla famiglia del donatore: “A me dispiace per la mamma coraggiosa che ha donato il cuore del figlio e non è servito: sono vicino a quella mamma”.

Patrizia, inoltre, aveva ribadito la volontà di cercare soluzioni: “Voglio concentrarmi sulla lotta per trovare una soluzione per mio figlio, non voglio arrendermi, ci deve essere una soluzione”. In merito al rapporto con i sanitari, aveva dichiarato: “il rapporto con i medici è lo stesso di sempre, io non metto in dubbio la professionalità del primario, manca la fiducia e la serenità”. Dopo queste dichiarazioni è arrivata la decisione del team di esperti, che ha ritenuto le condizioni non idonee a un ulteriore intervento.

Indagine della Procura di Napoli: trasporto e conservazione dell’organo

Parallelamente al percorso clinico, la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per chiarire quanto accaduto. Tra i punti al centro degli accertamenti figurano le modalità di conservazione dell’organo e il tipo di contenitore utilizzato per il trasporto da Bolzano a Napoli.

Secondo quanto emerso nelle prime ricostruzioni investigative, l’equipe avrebbe usato un contenitore considerato di vecchia concezione, preferendolo a un dispositivo più recente in grado di controllare costantemente la temperatura. Tale scelta, sempre in base agli elementi raccolti, sarebbe collegata a una mancata formazione sull’uso dello strumento più moderno, aspetto che gli inquirenti valutano ai fini delle responsabilità.

Ospedale a Napoli coinvolto nell’indagine sul trapianto

Le verifiche su ghiaccio e temperatura: cosa contestano gli inquirenti

Un ulteriore aspetto riguarda le procedure di refrigerazione. Le indicazioni prevedono la conservazione in ipotermia, tra zero e -4 gradi, per un periodo limitato, con uso di ghiaccio tradizionale e controlli durante il trasferimento. In base agli accertamenti finora svolti, invece, sarebbe stato impiegato ghiaccio secco, che può raggiungere temperature molto più basse, con il rischio di compromettere l’organo. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire chi abbia fornito quel materiale e per quali ragioni sia stato utilizzato.

Iscrizioni nel registro degli indagati e attività dei Nas

L’inchiesta prende in esame anche le fasi precedenti all’intervento: tra gli elementi citati nelle ricostruzioni, l’espianto sarebbe stato eseguito senza una valutazione preventiva delle condizioni dell’organo, arrivato congelato, e l’equipe incaricata del trapianto avrebbe comunque proceduto. La VI sezione “lavoro e colpe professionali” della procura, con il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha iscritto nel registro degli indagati sei persone tra medici e paramedici delle equipe coinvolte a Bolzano e a Napoli, con l’ipotesi di lesioni colpose gravi.

Il Nas di Napoli, coordinato dal tenente colonnello Alessandro Cisternino, ha acquisito la documentazione clinica e sequestrato il frigorifero utilizzato per il trasporto. Sono state ascoltate persone informate sui fatti e attività analoghe sono in corso anche a Bolzano, con il Nas di Trento su delega della procura partenopea. Le verifiche puntano a ricostruire nel dettaglio quanto avvenuto in sala operatoria nel giorno dell’espianto, alla presenza anche di un’altra equipe straniera impegnata nel prelievo di altri organi.

Gli accertamenti potrebbero proseguire con ulteriori sviluppi sul piano giudiziario. Intanto la famiglia di Domenico resta in attesa, tra l’esito della valutazione clinica e la ricerca di chiarimenti sull’intera procedura.

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