Un custode della tradizione biancazzurra
Nell’immaginario dei tifosi e degli addetti ai lavori, Vittorio Azzarà non è mai stato percepito come un semplice dipendente del Pescara Calcio, ma come un vero e proprio custode autentico della sua storia. In cinquantuno anni di servizio ininterrotto, ha visto alternarsi numerose generazioni di calciatori, tecnici e dirigenti, accompagnando il club in fasi di crescita, crisi e trasformazione. La sua figura è stata spesso descritta come quella di un testimone diretto dell’evoluzione del calcio italiano, osservata da una prospettiva privilegiata all’interno di una società professionistica.
Grazie alla sua lunga permanenza nel club, Azzarà aveva maturato una memoria dettagliata degli avvenimenti sportivi e organizzativi che hanno caratterizzato il Pescara negli ultimi decenni. Questo bagaglio di ricordi e di esperienze lo rendeva un punto di riferimento non solo operativo, ma anche umano, capace di fornire indicazioni, consigli e spiegazioni sulla storia interna del sodalizio biancazzurro. La sua capacità di coniugare un profilo basso con un forte senso di appartenenza è stata più volte sottolineata nei messaggi di cordoglio diffusi in queste ore. La Pescara Calcio ha rimarcato come il legame di Vittorio con i colori biancazzurri fosse caratterizzato da orgoglio, dedizione e senso di responsabilità. Il suo modo di interpretare il ruolo all’interno del club è stato riconosciuto e apprezzato anche al di fuori della regione Abruzzo, contribuendo a costruire una reputazione positiva a livello nazionale. Per questo motivo, la sua scomparsa viene interpretata come la fine di una fase storica, associata a un calcio più radicato nei valori della fedeltà, del servizio e della permanenza nel tempo all’interno della stessa società.
La perdita di una figura così simbolica induce molti osservatori a riflettere sull’importanza di ruoli spesso meno visibili rispetto a quelli occupati da calciatori e allenatori, ma fondamentali per la vita quotidiana di un club professionistico. L’eredità di Azzarà consiste anche nell’esempio offerto ai più giovani che si avvicinano a questo tipo di incarichi: un lavoro svolto con serietà, riservatezza e rispetto per tutti gli interlocutori, dalle istituzioni sportive ai tifosi, passando per gli stessi tesserati.

Un lutto che colpisce l’intero movimento calcistico
La morte di Vittorio Azzarà si inserisce in un periodo particolarmente doloroso per il calcio nazionale, che in questi giorni ha dovuto fare i conti con la scomparsa di altre figure di rilievo. La recente notizia della morte di Salvatore Garritano, ex attaccante che in carriera ha indossato maglie importanti del panorama professionistico, ha già scosso il mondo del pallone. A questo si è aggiunta la scomparsa di Lorenzo Buffon, storico portiere del Milan e protagonista in anni fondamentali per la storia del club rossonero e della Nazionale italiana. Il quadro si è fatto ancora più pesante con la notizia della morte di Paul Baccaglini, ex presidente del Palermo, mancato prematuramente all’età di quarantuno anni, e con il decesso dell’ex capitano del Frosinone Antonioli. Una serie ravvicinata di lutti che ha investito piazze diverse e realtà calcistiche eterogenee, accomunate però da un sentimento comune di perdita e di cordoglio. L’accumularsi di queste notizie in un arco temporale ristretto ha reso questo inizio di gennaio particolarmente cupo per gli appassionati e per chiunque operi nel settore. Ogni nome citato porta con sé un patrimonio di ricordi, risultati sportivi, aneddoti e momenti significativi che hanno contribuito a definire la storia del calcio italiano. La scomparsa di figure come Buffon, Garritano, Baccaglini, Antonioli e Azzarà rende il panorama attuale più povero dal punto di vista umano, prima ancora che sportivo. In questo contesto, il lutto che oggi colpisce il Pescara Calcio si intreccia con un dolore più ampio, condiviso da tifoserie e società di tutta Italia, che in queste ore si stanno unendo simbolicamente in un abbraccio collettivo.