
Quella che inizialmente appariva come una tragedia domestica senza spiegazione continua ad aprire nuovi e inquietanti interrogativi. A Pietracatella, la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da ricina, resta al centro di un’indagine complessa che coinvolge la Procura di Larino e la Questura di Campobasso.
A circa otto mesi dai fatti avvenuti durante le festività natalizie del 25 dicembre 2025, l’attenzione degli investigatori non sarebbe più concentrata soltanto sulla posizione della madre e della figlia. Gli accertamenti starebbero infatti valutando uno scenario differente: il possibile obiettivo dell’azione criminale potrebbe essere stato Gianni Di Vita, marito di Antonella, padre di Sara, commercialista ed ex sindaco del comune molisano.
Non viene esclusa neppure un’ipotesi ancora più grave, ossia che chi ha agito avesse intenzione di colpire l’intero nucleo familiare. Si tratta di piste che richiedono verifiche puntuali e che, allo stato, non trovano conferme ufficiali da parte degli inquirenti, vincolati dal massimo riserbo sull’inchiesta.
Il caso della ricina a Pietracatella continua quindi a dividere l’attenzione tra l’individuazione del movente e la ricerca del mezzo con cui la sostanza tossica sarebbe entrata nella quotidianità della famiglia. È proprio dall’incrocio tra testimonianze, analisi di laboratorio e ricostruzione dei rapporti personali che potrebbe arrivare una risposta decisiva.
