
Il caso Youssef Siher riaccende il confronto tra politica e magistratura dopo la decisione della gip di Milano di non convalidare il fermo del ricercatore trentenne, indagato nell’inchiesta sui disordini avvenuti nel capoluogo lombardo il 17 e 18 ottobre 2026. La scarcerazione ha provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre Selvaggia Lucarelli ha criticato duramente la posizione della premier con un intervento pubblicato su X.
La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito sulle misure cautelari, sulle garanzie previste dall’ordinamento e sul rapporto, spesso conflittuale, fra dichiarazioni politiche e decisioni giudiziarie. L’indagine resta aperta e Siher rimane indagato a piede libero.


Giorgia Meloni e il caso Youssef Siher: cosa è accaduto
Youssef Siher, ricercatore di 30 anni di origini marocchine e residente nel Bresciano, era stato fermato nell’ambito delle indagini sui disordini che si erano verificati a Milano nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026. In quelle circostanze, alcune manifestazioni erano degenerate in violenze, danneggiamenti e saccheggi ai danni di esercizi commerciali.
Gli accertamenti degli investigatori si erano concentrati in particolare su un canale Telegram e su una pagina Instagram chiamati “Movimento 17 ottobre”. Secondo l’ipotesi investigativa, Siher ne sarebbe stato l’amministratore. Il canale Telegram, creato dopo i disordini, aveva raccolto circa 11mila iscritti; la pagina Instagram aveva raggiunto approssimativamente 50mila follower.
Per gli inquirenti, l’attività sui due canali avrebbe potuto favorire una mobilitazione capace di alimentare ulteriori tensioni e possibili azioni illecite. Si tratta dell’impianto accusatorio esaminato durante la fase successiva al fermo, ma sul quale la giudice ha espresso una valutazione differente rispetto a quella della Procura.
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