Le accuse e il provvedimento della gip di Milano
Le contestazioni rivolte al ricercatore riguardavano l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e la violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Dopo il fermo, Siher era stato condotto nel carcere di San Vittore. La Procura di Milano, attraverso il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi, aveva chiesto sia la convalida del provvedimento sia la custodia cautelare in carcere.
La gip Tiziana Landoni ha però respinto entrambe le richieste, ordinando la liberazione del trentenne. Il provvedimento non rappresenta un’assoluzione e non chiude l’inchiesta: il ricercatore resta infatti indagato, ma non sottoposto a custodia cautelare.
Nell’ordinanza, secondo quanto riferito, la giudice ha rilevato l’assenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati. I messaggi attribuiti a Siher non avrebbero contenuto inviti espliciti a commettere violenze o altri reati. L’attività esaminata sarebbe consistita soprattutto nella promozione di una mobilitazione collettiva contro le politiche del governo.

Perché la giudice ha disposto la scarcerazione
Nel provvedimento viene inoltre esclusa, allo stato degli atti, la presenza di elementi sufficienti per sostenere l’aggravante della finalità terroristica. La gip non avrebbe neppure ravvisato un pericolo concreto di fuga tale da giustificare il fermo.
La decisione è arrivata dopo l’analisi del materiale raccolto dagli investigatori. All’uscita dal carcere, Siher è stato accolto da amici e sostenitori. Gli sviluppi dell’indagine restano tuttavia da chiarire, poiché la posizione del ricercatore sarà valutata nel prosieguo del procedimento.
Il punto centrale del provvedimento riguarda quindi i presupposti necessari per limitare la libertà personale durante le indagini. La mancata convalida, infatti, non è una valutazione definitiva sui fatti contestati, ma riguarda la sussistenza delle condizioni richieste dalla legge per il fermo e per la custodia cautelare.

La reazione di Giorgia Meloni alla decisione della magistratura
La scarcerazione di Youssef Siher ha determinato una dura presa di posizione di Giorgia Meloni. In un video diffuso sui social, la presidente del Consiglio ha definito “vergognosa” la decisione della magistratura milanese, sostenendo che il provvedimento mortifichi il lavoro delle forze dell’ordine, degli investigatori e del ministero dell’Interno.
Alle parole della premier sono seguite le repliche di rappresentanti della magistratura. L’Associazione nazionale magistrati ha espresso solidarietà alla gip Tiziana Landoni e ha contestato i toni usati dalla presidente del Consiglio. Anche il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, e la presidente della sezione gip-gup, Ezia Maccora, hanno difeso il ruolo dei giudici.
La posizione espressa dai vertici giudiziari richiama il principio secondo cui le decisioni sulla libertà personale devono basarsi esclusivamente sulle condizioni previste dalla legge. È questo il nodo che ha trasformato il caso in un nuovo terreno di scontro pubblico tra esecutivo e magistratura.


Selvaggia Lucarelli critica Meloni su X
Nel dibattito è intervenuta anche Selvaggia Lucarelli, che su X ha contestato con toni sarcastici le dichiarazioni della presidente del Consiglio e degli esponenti della maggioranza. Il suo messaggio si concentra sul tema delle garanzie costituzionali e sull’autonomia delle valutazioni giudiziarie.
“Quindi se ho capito bene la premier e tutti i suoi amici di partito ritengono che un cittadino debba essere trattenuto in carcere anche in assenza di presupposti per tenercelo. Molto interessante. A questo punto i giudici decideranno in base al livello di indignazione di Giorgia Meloni, niente stato di diritto e garanzie costituzionali. Del resto, perché perdere tempo ad applicare il codice penale quando basta chiedere a Giorgia se è politicamente opportuno lasciare un cittadino in galera o tirarlo fuori? Ricordiamoci tutto quando questi torneranno a parlare di garantismo per difendere qualche ceffo dei loro”, ha scritto Selvaggia Lucarelli su X.
Quindi se ho capito bene la premier e tutti i suoi amici di partito ritengono che un cittadino debba essere trattenuto in carcere anche in assenza di presupposti per tenercelo. Molto interessante. A questo punto i giudici decideranno in base al livello di indignazione di Giorgia Meloni, niente stato di diritto e garanzie costituzionali. Del resto, perché perdere tempo ad applicare il codice penale quando basta chiedere a Giorgia se è politicamente opportuno lasciare un cittadino in galera o tirarlo fuori? Ricordiamoci tutto quando questi torneranno a parlare di garantismo per difendere qualche ceffo dei loro.
— Selvaggia Lucarelli (@stanzaselvaggia) October 28, 2026
Caso Siher, cosa resta aperto dopo le polemiche
L’intervento di Lucarelli non riguarda soltanto la liberazione del ricercatore, ma richiama un tema più generale: secondo l’opinionista, la detenzione non può essere influenzata dalla pressione politica o dalla percezione pubblica della gravità di una vicenda. Nel post viene inoltre contestata quella che viene indicata come un’incoerenza della maggioranza sul tema del garantismo.
Da parte sua, il governo ha espresso allerta per le conseguenze dei disordini e per la tutela dell’ordine pubblico. La magistratura ha invece ribadito che le valutazioni cautelari devono rispettare i requisiti fissati dalla normativa. Sono due piani distinti che, nel caso Youssef Siher, sono entrati direttamente nel dibattito politico.
Resta ora da attendere l’evoluzione delle indagini e gli eventuali successivi atti della Procura. La scarcerazione non definisce l’esito dell’inchiesta, ma chiarisce che, secondo la gip, al momento della decisione non ricorrevano le condizioni per confermare il fermo e disporre la custodia in carcere.
