Vai al contenuto
Questo sito contribuisce alla audience di

Certificazione unica, l’errore dell’Inps allarga il caso: milioni di CU sbagliate e rischio bonus fiscale

Modello 730 e certificazione unica 2026: controlli su CU Inps e bonus Irpef

Un’anomalia tecnica nella compilazione delle Certificazioni uniche 2026 predisposte dall’Inps rischia di avere conseguenze pratiche per una platea molto ampia di contribuenti. L’errore riguarda le nuove sezioni inserite dopo la riforma del taglio del cuneo fiscale, oggi tradotto in un beneficio in ambito Irpef: in presenza di dati non corretti, il lavoratore può non vedersi riconosciuto l’importo spettante oppure vederselo calcolato in modo parziale.

Il punto segnalato con maggiore evidenza è la casella 718, una voce che incide sul calcolo del beneficio per i redditi da lavoro dipendente e assimilati. In base alla nuova impostazione normativa, la misura può tradursi in una somma non imponibile o in una detrazione, con un vantaggio che, per alcune fasce di reddito, può arrivare fino a 960 euro.

La criticità è emersa attraverso segnalazioni dei Caaf Cgil, che hanno riscontrato incongruenze nella compilazione delle certificazioni relative a prestazioni erogate dall’Istituto. L’Inps è intervenuto aggiornando i dati e invitando i contribuenti a scaricare una versione aggiornata della CU disponibile dopo il 31 marzo, ma resta centrale il tema dei controlli individuali, soprattutto per chi utilizza la dichiarazione precompilata.

Il nodo, infatti, è operativo: se il dato originario è errato e confluisce automaticamente nel modello precompilato, l’accettazione senza modifiche può comportare la perdita del beneficio fiscale. Una dinamica che riguarda milioni di persone, considerando l’uso crescente degli strumenti digitali di dichiarazione e la tendenza ad affidarsi ai dati già presenti nei sistemi dell’amministrazione.

Il nodo del punto 718 e delle nuove caselle

La base del problema è legata alle innovazioni introdotte con la legge di Bilancio 2025, che ha riorganizzato il sostegno al reddito trasformando lo sconto contributivo in un meccanismo fiscale. Per rendere operativo il nuovo cuneo fiscale in versione Irpef, nelle Certificazioni uniche sono state aggiunte nuove caselle, dalla 718 alla 725, necessarie per determinare se e quanto spetti al contribuente.

Secondo quanto riportato dai Caf, in una prima fase alcune CU associate a prestazioni come Naspi, cassa integrazione, indennità di maternità o di malattia avrebbero riportato codifiche non coerenti con l’inclusione di quelle somme nel calcolo del beneficio. In termini pratici, un codice errato può far “uscire” un reddito dal perimetro di calcolo, riducendo o azzerando l’agevolazione pur in presenza dei requisiti.

Il meccanismo, per il contribuente, è poco visibile: la CU appare formalmente completa, ma il dettaglio tecnico contenuto nelle caselle dedicate orienta il software di calcolo della dichiarazione. Per questo il controllo non riguarda solo l’importo complessivo riportato, ma anche la corretta valorizzazione dei campi che determinano la spettanza del beneficio.

La platea potenzialmente interessata comprende lavoratori che nel 2025 hanno percepito redditi da prestazioni Inps e, più in generale, chi si colloca entro la soglia dei 40mila euro di reddito, limite indicato per l’applicazione delle nuove regole del beneficio. L’importo massimo, fino a 960 euro, è legato alle fasce più basse, mentre per i redditi intermedi il vantaggio può ridursi secondo i parametri previsti.

Correzioni Inps e controlli sulla dichiarazione precompilata

Dopo le segnalazioni, l’Inps ha comunicato l’aggiornamento dei dati e l’invito a scaricare nuovamente la Certificazione unica 2026 in versione corretta, con disponibilità successiva al 31 marzo. In parallelo, i dati risultano confluiti nella dichiarazione precompilata, aspetto che rende rilevante verificare quale versione sia stata effettivamente recepita nei sistemi fiscali al momento della compilazione.

Per chi utilizza la precompilata, il rischio principale è procedurale: l’accettazione del modello senza modifiche, se basata su una CU compilata con codici errati, può tradursi in un risultato fiscale sfavorevole. In questi casi, la rettifica richiede la correzione dei dati e un ricalcolo, con possibili adempimenti successivi a seconda della modalità di invio e del canale utilizzato.

Gli operatori dei Caf hanno richiamato l’attenzione sul fatto che l’errore iniziale, pur individuato, non esaurisce la questione. La verifica va estesa alla singola posizione del contribuente, perché la presenza o meno dell’anomalia dipende dalla tipologia di reddito certificato, dal soggetto che ha rilasciato la CU e dalle specifiche valorizzazioni delle caselle introdotte con la riforma.

Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva

Successiva
Pagine: 1 2
powered by Romiltec

©Caffeina Media s.r.l. 2026 | P. IVA: 13524951004


Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure