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Certificazione unica, l’errore dell’Inps allarga il caso: milioni di CU sbagliate e rischio bonus fiscale

Non solo Inps: il timore di errori anche tra altri sostituti d’imposta

Le segnalazioni dei Caaf Cgil indicano che l’anomalia potrebbe non limitarsi alle sole CU emesse dall’Inps. Il timore è che la gestione delle nuove caselle possa aver generato errori o mancanze anche presso altri sostituti d’imposta, pubblici e privati, chiamati a compilare correttamente le sezioni dedicate al nuovo beneficio.

Tra i casi indicati rientrerebbero posizioni legate a lavoratori con rapporti non continuativi o con più certificazioni nell’anno, come precari del comparto scuola, collaboratori e soggetti che percepiscono somme attraverso casse di settore o fondi integrativi. In tali contesti, l’errore può assumere forme diverse: codici non corretti, campi incompleti o sezioni mancanti necessarie alla determinazione del diritto.

Dal punto di vista operativo, una situazione del genere può moltiplicare gli interventi di rettifica, perché ogni CU errata richiede una correzione formale. Ed è qui che si inserisce un ulteriore elemento: il profilo delle sanzioni per l’emissione di certificazioni non conformi.

Sanzioni e richiesta di intervento: il costo delle rettifiche

Chi deve procedere con la rettifica delle certificazioni può essere esposto a sanzioni fino a 100 euro per documento. In presenza di numeri elevati, il costo potenziale per enti e aziende può crescere rapidamente, soprattutto se l’anomalia interessa più annualità o più categorie di reddito certificato.

Per questo, secondo quanto riportato, la Cgil ha sollecitato un intervento istituzionale che consenta di correggere in modo generalizzato gli errori emersi e di escludere l’applicazione delle sanzioni per questa specifica casistica, riconducibile all’adozione delle nuove regole sul beneficio fiscale.

La partita resta quindi doppia: da un lato la tutela del contribuente, che deve poter ottenere quanto previsto dalle norme; dall’altro la gestione amministrativa delle correzioni, con l’esigenza di limitare costi e contenziosi legati a errori tecnici.

Cosa controllare nella CU 2026 per non perdere il beneficio

In questa fase, l’indicazione operativa più prudente è verificare la documentazione prima dell’invio o dell’accettazione della dichiarazione. In particolare, per i contribuenti che hanno percepito prestazioni Inps o che rientrano nei requisiti del nuovo beneficio, il controllo riguarda la presenza e la coerenza delle voci introdotte nella Certificazione unica 2026.

  • Verificare di aver scaricato la CU aggiornata, soprattutto se la prima versione è stata acquisita prima del 31 marzo.
  • Controllare le caselle dalla 718 alla 725, se presenti, e la loro compilazione in relazione al beneficio del cuneo fiscale.
  • Confrontare i dati della CU con quelli riportati nella dichiarazione precompilata, per capire se l’aggiornamento è stato recepito.
  • Rivolgersi a un Caf o a un professionista in caso di incongruenze, soprattutto se l’esito della dichiarazione non riconosce il beneficio atteso.

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