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Chi è Domenico Papalia, il boss della ‘ndrangheta scarcerato dopo quasi 50 anni tra le sbarre

Domenico Papalia esce dal carcere dopo 49 anni: da boss della ‘ndrangheta ai laboratori di “Nessuno tocchi Caino”

Dopo quasi mezzo secolo trascorso in carcere, Domenico “Micu” Papalia ha lasciato l’istituto penitenziario di Parma. Per l’81enne, indicato negli atti investigativi come una figura di primo piano della ’ndrangheta tra Platì e la Lombardia, il Tribunale di Sorveglianza ha disposto il differimento della pena con la misura degli arresti domiciliari per ragioni di salute.

Affetto da un carcinoma e da ulteriori gravi patologie, Papalia è stato accompagnato in ambulanza nella sua abitazione di Corsico, nel Milanese, dove potrà proseguire le terapie. La decisione interviene dopo 49 anni di detenzione senza interruzioni e riporta l’attenzione su una vicenda giudiziaria tra le più lunghe della storia repubblicana.

Domenico Papalia scarcerato dopo 49 anni: la decisione

Secondo quanto riportato, il provvedimento è arrivato dopo diverse richieste che in passato non avevano ottenuto accoglimento. Il Tribunale di Sorveglianza ha ritenuto compatibile il proseguimento delle cure al di fuori del carcere, disponendo quindi la detenzione domiciliare.

Il quadro sanitario dell’81enne si era progressivamente aggravato negli ultimi anni. Al momento, Papalia resta sottoposto alla misura stabilita dall’autorità giudiziaria nella casa di Corsico.

Da Platì al Milanese: la storia di Domenico Papalia

Nato a Platì, nell’Aspromonte reggino, il 18 aprile 1945, Domenico Papalia appartiene a una famiglia legata, anche da rapporti di parentela, ai Barbaro, tra i gruppi storicamente più influenti della criminalità organizzata calabrese.

Negli anni Sessanta si trasferì al Nord insieme ai fratelli Antonio e Rocco, nel contesto della forte migrazione dalla Calabria verso la Lombardia. I fratelli si stabilirono a Buccinasco, mentre Domenico risultava formalmente residente a Roma.

Secondo numerose ricostruzioni investigative e pronunce giudiziarie, l’area di Buccinasco è divenuta negli anni uno dei principali insediamenti della ’ndrangheta fuori dalla Calabria. Le indagini hanno ricondotto la presenza delle cosche a interessi nell’edilizia, negli appalti, nel traffico di stupefacenti, nei sequestri di persona e nel riciclaggio.

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