Le condanne all’ergastolo e l’arresto del 1977
Papalia venne arrestato nel 1977. Una prima condanna all’ergastolo riguardava l’omicidio di Antonio D’Agostino, esponente di Canolo: quella sentenza è stata però annullata e, nel 2017, la Corte d’Assise d’Appello di Perugia lo ha assolto “per non aver commesso il fatto”.
L’assoluzione non ha determinato la sua liberazione, poiché nel frattempo erano diventate definitive altre due condanne all’ergastolo. La prima è relativa all’uccisione dell’avvocato Pietro Labate, assassinato a Milano nel 1983, nell’ambito del procedimento Nord-Sud, una delle prime grandi inchieste sulle cosche calabresi in Lombardia.
La seconda condanna riguarda il ruolo di mandante nell’omicidio di Umberto Mormile, educatore del carcere di Opera, ucciso nel 1990. Il delitto, rivendicato dalla sigla Falange Armata, è rimasto al centro di ricostruzioni e interrogativi, anche per la pista di presunti rapporti fra esponenti della ’ndrangheta e soggetti collegati ai servizi segreti, mai identificati e dunque rimasti estranei ai processi.
Domenico Papalia ha sempre respinto le accuse relative a entrambi gli omicidi. Le condanne, secondo gli atti processuali richiamati nella vicenda, si sono fondate sulle dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia.
Il percorso in carcere e Nessuno tocchi Caino
Durante la lunga permanenza in carcere, Papalia ha seguito un percorso formativo e trattamentale. Entrato in detenzione da analfabeta, ha ottenuto il diploma e frequentato corsi universitari.
Ha inoltre partecipato per anni ai laboratori “Spes contra Spem”, promossi dall’associazione Nessuno tocchi Caino. Gli esponenti radicali che hanno seguito il caso hanno descritto questo cammino come un rilevante cambiamento personale, elemento valutato nel tempo anche nel quadro delle istanze presentate alla magistratura di sorveglianza.
Tra le iniziative emerse figurano le lettere rivolte agli studenti di Platì, nelle quali Papalia ha ripercorso la propria esperienza detentiva e preso le distanze dalla vita criminale della giovinezza. Interventi pubblici e attività rieducative hanno contribuito a delineare, secondo i sostenitori del percorso, il profilo di una persona cambiata nel corso degli anni.
Scarcerazione Papalia, una vicenda ancora al centro dell’attenzione
La concessione degli arresti domiciliari a Domenico Papalia è destinata a mantenere alta l’attenzione sulla sua storia giudiziaria. Da un lato resta il peso delle condanne definitive e del ruolo attribuitogli da magistratura e investigatori nella presenza della ’ndrangheta nel Milanese; dall’altro si pone il tema della funzione rieducativa della pena e delle condizioni di salute del detenuto.
La vicenda intreccia criminalità organizzata, diritto penitenziario e ragioni umanitarie. Al momento, Papalia proseguirà le cure nella sua abitazione di Corsico, sottoposto alle prescrizioni previste dalla misura disposta dal Tribunale di Sorveglianza.