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Chi sono i due uomini fermati per l’assalto al portavalori: la scoperta sconvolgente su uno di loro

Un quarto d’ora di violenza pura sulla statale 613 “Brindisi‑Lecce”, una delle arterie più trafficate della Puglia, ha trasformato una tranquilla mattinata in un campo di battaglia. Sul posto, tra esplosioni che hanno squarciato il silenzio e una colonna di fumo visibile da chilometri, un furgone portavalori dell’istituto BTV Battistolli è stato oggetto di un assalto con armi automatiche, veicoli incendiati e sparatorie con i carabinieri. Alla fine, le forze dell’ordine hanno bloccato due presunti responsabili, ma restano molte domande aperte: chi sono gli arrestati? Qual è stato il piano criminale? E perché l’azione, così studiata nei dettagli, è fallita?

Un assalto da film: tattiche, armi e caos sulla statale

L’assalto è iniziato poco dopo le 8:40 di lunedì mattina nei pressi dello svincolo di Tuturano, quando il portavalori, in viaggio tra Brindisi e Lecce per consegnare un carico di contanti destinato alla Banca d’Italia di Lecce, è stato bloccato con metodi da sceneggiatura cinematografica. I malviventi hanno posizionato un camion di traverso sulla carreggiata e lo hanno incendiato, generando una barriera di fuoco che ha costretto il blindato a fermarsi.

A quel punto, il commando, stimato tra sei e dieci persone, alcune delle quali travestite e con veicoli dotati di lampeggianti per imitare auto di servizio, ha fatto esplodere un ordigno vicino al mezzo blindato nel tentativo di aprire la cassaforte. Sul posto sono scoppiati colpi d’arma da fuoco con armi tipo Kalashnikov, tanto che i carabinieri dei comandi provinciali di Lecce e Brindisi sono intervenuti immediatamente, dando luogo a un violento conflitto a fuoco. Fortunatamente, non sono stati segnalati feriti tra i militari, il personale della vigilanza o i civili rimasti coinvolti.

Assalto al portavalore, fermati i due fuggitivi

Nel caos successivo all’esplosione e allo scontro, i fuggitivi hanno tentato di eludere la cattura disperdendosi tra strade secondarie e campagne. Secondo le testimonianze raccolte, alcuni hanno abbandonato le armi e utilizzato veicoli sottratti a ignari automobilisti per continuare la fuga, lasciando dietro di sé mezzi bruciati, maschere integrali, tute bianche e altri strumenti utilizzati nell’azione.

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