
Le proroghe concesse e le motivazioni del commissariamento
Il ministro Giuseppe Valditara ha ricordato che alle quattro Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna erano già stati concessi margini temporali aggiuntivi per adeguarsi alla nuova disciplina. Una prima proroga era stata fissata al 30 novembre, alla quale ne è seguita una seconda con scadenza al 18 dicembre, proprio per consentire un confronto più ampio con i territori e completare le procedure di approvazione dei piani.
Malgrado queste estensioni dei termini, i piani di dimensionamento scolastico non sono stati definitivamente varati. «Nonostante le proroghe – ha sottolineato Valditara – non sono stati compiuti gli atti richiesti, rendendo inevitabile il commissariamento deliberato oggi dal Consiglio dei ministri». Con questa decisione, la gestione dell’iter relativo alla riorganizzazione della rete scolastica passerà a commissari nominati dal governo.
Fonti dell’esecutivo evidenziano che l’intervento non modifica la titolarità delle competenze regionali in materia di programmazione scolastica, ma si limita a garantire l’attuazione di un adempimento considerato imprescindibile per il rispetto delle scadenze europee. Il commissario dovrà quindi predisporre e formalizzare i piani al posto delle amministrazioni regionali interessate, seguendo gli indirizzi nazionali già definiti.
Dal governo è arrivata anche la precisazione che il provvedimento riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa delle istituzioni scolastiche e non si traduce automaticamente nella chiusura di plessi scolastici o nella soppressione di servizi educativi. L’azione commissariale è circoscritta alla definizione degli assetti delle autonomie scolastiche, senza interventi diretti sulla offerta formativa o sugli indirizzi di studio presenti nei territori.

Che cos’è il dimensionamento scolastico e perché è legato al Pnrr
Il dimensionamento scolastico è il processo attraverso cui viene ridefinita la rete delle autonomie scolastiche, cioè degli istituti comprensivi e delle scuole secondarie dotate di dirigenza e segreteria autonome. L’obiettivo principale è assicurare una distribuzione equilibrata delle scuole sul territorio, calibrando il numero delle istituzioni rispetto agli iscritti e alle esigenze delle comunità locali.
Negli ultimi anni, il continuo calo demografico in molte aree del Paese ha reso necessario un riassetto della struttura amministrativa del sistema di istruzione. In questo contesto, il Pnrr ha previsto specifici traguardi sul riordino della rete scolastica, collegando una parte dei finanziamenti europei al raggiungimento di obiettivi misurabili, tra cui la riduzione del numero di autonomie laddove non più giustificate dal numero di studenti.
La riforma introduce criteri uniformi a livello nazionale per stabilire la soglia minima di alunni necessaria a mantenere una scuola come istituzione autonoma, con conseguenze dirette anche sulla presenza di dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi. Proprio il tema del taglio dei dirigenti scolastici è stato al centro del confronto tra governo e Regioni, in particolare con quelle che ora sono state commissariate.
Le Regioni Umbria, Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna erano state convocate a Palazzo Chigi per una riunione sulla riduzione degli incarichi di dirigenza previsti dai progetti del Pnrr. Nella lettera di convocazione, secondo quanto riferito, era già stato segnalato che l’eventuale mancato adeguamento ai nuovi parametri avrebbe potuto portare all’adozione di misure sostitutive, tra cui proprio il commissariamento ora deliberato.
La posizione delle Regioni interessate
Tra le amministrazioni regionali coinvolte, l’Umbria ha espresso in modo particolarmente netto il proprio dissenso. La presidente Stefania Proietti ha spiegato che l’inerzia nella definizione dei piani non è frutto di una volontà di scontro istituzionale, ma della preoccupazione per le conseguenze del dimensionamento sulle aree meno popolate. «Ci siamo opposti a ulteriori tagli delle autonomie scolastiche nelle aree interne, dove togliere la scuola significa togliere un pezzo di comunità».
Secondo le Regioni, il rischio principale sarebbe quello di indebolire il presidio scolastico nei piccoli Comuni e nelle zone montane o rurali, dove la presenza di un istituto autonomo è spesso percepita come elemento centrale della vita sociale e del tessuto comunitario. La trasformazione di alcune scuole in semplici plessi dipendenti da istituti situati altrove potrebbe comportare maggiori complessità gestionali e una minore capacità di risposta alle specificità locali.
Sotto il profilo istituzionale, le amministrazioni commissariate stanno valutando i margini di impugnazione del provvedimento, anche alla luce del riparto di competenze tra Stato e Regioni in materia di istruzione. Negli scorsi mesi, il tema del dimensionamento scolastico era già stato oggetto di contenziosi davanti alla Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi su alcuni aspetti della normativa nazionale.
A livello territoriale, diverse sigle sindacali della scuola hanno espresso preoccupazione per i possibili impatti dell’operazione, chiedendo che i futuri piani rispettino il più possibile la continuità didattica e non comportino ulteriori disagi per studenti, famiglie e personale. In particolare, i sindacati hanno sottolineato la necessità di salvaguardare l’accessibilità del servizio scolastico nelle aree disagiate e di monitorare gli effetti della diminuzione delle autonomie su carichi di lavoro e qualità dell’organizzazione interna degli istituti.
Le critiche del Partito democratico e delle opposizioni
La decisione di procedere al commissariamento è stata duramente contestata dal Partito democratico e da altre forze di opposizione. Il Pd ha definito l’intervento del governo una scelta eccessiva rispetto alla situazione, ritenendo che si sarebbe potuto proseguire nel confronto istituzionale per arrivare a una soluzione condivisa con le Regioni coinvolte.
In una nota, i democratici hanno ricordato che «Il dimensionamento scolastico non è solo una questione di numeri, ma di equità, accessibilità e qualità educativa. La nomina di un commissario rischia di ignorare le specificità territoriali, sociali e culturali delle singole Regioni». Secondo il Pd, il rischio è che una gestione centralizzata non tenga pienamente conto delle peculiarità dei diversi contesti locali.
Le opposizioni hanno inoltre evidenziato come la riduzione del numero di istituzioni autonome possa avere ripercussioni sulla governance delle scuole, concentrando la responsabilità su un numero minore di dirigenti scolastici e rendendo più complessa la gestione dei rapporti con famiglie e studenti. In alcune realtà, un unico dirigente potrebbe trovarsi a coordinare plessi distanti tra loro, con possibili difficoltà di presidio costante del territorio.
Parallelamente, alcuni esponenti parlamentari hanno annunciato iniziative di sindacato ispettivo per chiedere al governo dati puntuali sugli effetti attesi del dimensionamento in termini di risparmi, qualità del servizio e ricadute sulla vita delle comunità scolastiche. L’attenzione è rivolta in particolare a come saranno applicati i nuovi criteri nelle aree interne e nelle zone periferiche, dove il calo demografico è più marcato e le condizioni di accesso all’istruzione sono spesso più critiche.
Prossimi passaggi e possibili sviluppi
Con l’entrata in vigore del commissariamento, le quattro Regioni dovranno ora confrontarsi con i commissari nominati dal governo, che saranno chiamati a predisporre in tempi contenuti i piani di dimensionamento scolastico mancanti. L’obiettivo dichiarato è chiudere il percorso prima dell’avvio del nuovo anno scolastico, in modo da consentire alle istituzioni coinvolte di organizzarsi per tempo.
Nel frattempo, è possibile che il confronto politico e istituzionale prosegua su più livelli: dalle aule parlamentari, dove il tema del dimensionamento è già al centro del dibattito, alle sedi giurisdizionali, qualora le Regioni decidessero di impugnare il provvedimento del governo. In ogni caso, l’esito di questa fase potrà incidere in modo rilevante sull’assetto futuro della rete scolastica italiana.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato che continuerà a monitorare l’applicazione della riforma, anche alla luce degli obiettivi fissati dal Pnrr e degli indicatori relativi alla qualità dei servizi offerti. Sarà centrale la verifica di come il nuovo assetto delle autonomie inciderà sulla capacità delle scuole di rispondere ai bisogni formativi delle diverse fasce di popolazione studentesca.
Nei prossimi mesi, ulteriori informazioni sui piani adottati dai commissari e sulle eventuali modifiche alla rete scolastica dovrebbero essere rese note attraverso specifiche comunicazioni istituzionali, con aggiornamenti sull’attuazione del dimensionamento scolastico e sulle sue ricadute sui territori interessati.