
La fuga dell’assassino di Garlasco e il mistero dei lavandini
Secondo la perizia Cattaneo, lo scontro tra Chiara Poggi e il suo assassino non sarebbe stato limitato a un solo ambiente della casa né a un momento istantaneo. L’aggressione si sarebbe sviluppata in più zone della villetta e la giovane avrebbe cercato di difendersi. La quantità di sangue presente rende centrale il tema delle condizioni in cui l’aggressore avrebbe potuto allontanarsi.
Da qui il rilievo assunto dai lavandini dell’abitazione. Nel bagno non furono trovate tracce ematiche e il giudice che assolse Stasi in primo grado affermò che “non ne aveva neanche di infinitesimali”. Un elemento che, secondo questa lettura, potrebbe indicare che l’assassino non entrò in quel locale.
Neppure nel lavabo della cucina sarebbero state individuate chiare tracce di sangue. Va tuttavia considerato che, in una prima fase, l’ambiente non fu sottoposto ai rilevamenti con le stesse modalità adottate per altre aree della villetta. Se chi aggredì Chiara non si fosse lavato né ripulito nella casa, resta da chiarire come avrebbe potuto uscire senza richiamare l’attenzione.
Fuga dal retro della villetta e l’ipotesi dei campi
Nell’ipotesi investigativa relativa a Sempio, una possibile via di allontanamento sarebbe il retro della proprietà. Il presunto assassino potrebbe essersi mosso attraverso i campi, evitando le strade più frequentate di Garlasco. La destinazione ipotizzata sarebbe l’abitazione della nonna di Andrea Sempio, situata a circa 500 metri dalla casa dei Poggi.
Un simile percorso avrebbe limitato il rischio di incontri lungo le vie del paese, ma non risolve il nodo principale: dove e in che modo una persona eventualmente sporca di sangue avrebbe potuto lavarsi o cambiarsi. L’attenzione si concentra quindi anche sull’eventuale passaggio dalla casa della nonna e su ciò che avrebbe potuto essere notato da chi era presente.
La madre di Andrea Sempio ha dichiarato che il figlio sarebbe rientrato per pranzo con gli stessi abiti puliti indossati al mattino. Il particolare viene confrontato dagli inquirenti con l’ipotesi di una colluttazione violenta e con una fuga attraverso i campi. A diciannove anni dal delitto di Garlasco, non resta da chiarire soltanto l’identità dell’assassino: anche la possibile uscita dalla villetta, senza testimoni e senza evidenti tracce, rimane uno dei passaggi più delicati dell’indagine.