
A Garlasco il conto alla rovescia è ormai iniziato. La nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi si avvicina a un passaggio destinato a riaccendere l’attenzione sul caso che, a distanza di 19 anni, continua a dividere investigatori, consulenti e difese. Sul tavolo della Procura di Pavia sono arrivate nuove consulenze e gli ultimi accertamenti hanno riportato al centro alcuni degli elementi più discussi dell’indagine.
La scadenza dei termini è fissata per il 28 settembre 2026 e, secondo quanto riferito nelle ultime ore, i pm si preparano a notificare un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari ad Andrea Sempio, dopo quello già notificato a maggio. La ricostruzione accusatoria, salvo sorprese, dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata. Ma prima di arrivare alle prossime mosse della Procura, restano da mettere in fila gli elementi sui quali si concentra l’accusa.

Garlasco, la nuova chiusura delle indagini su Andrea Sempio
Secondo la ricostruzione della Procura di Pavia, riportata anche da Libero Quotidiano, Andrea Sempio avrebbe ucciso Chiara Poggi il 13 agosto 2007 all’interno della villetta di via Pascoli, colpendola ripetutamente alla testa e al volto con un oggetto contundente.
L’accusa contesta al 38enne l’omicidio aggravato e, nell’impostazione già notificata a maggio, indica almeno 12 ferite e un movente legato, secondo i pm, al rifiuto di un approccio sessuale. Si tratta naturalmente della ricostruzione accusatoria e non di una responsabilità accertata con una nuova sentenza.
Il tema del possibile movente si intreccia con quello dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Nelle intercettazioni ambientali del 2025, Sempio avrebbe fatto riferimento a quei contenuti e a una chiavetta USB. Il particolare è stato successivamente approfondito dagli investigatori e anche dal fratello della vittima, Marco Poggi, ascoltato dai pm.
Proprio questo elemento viene considerato dalla Procura uno dei tasselli della ricostruzione dell’accusa: secondo gli inquirenti, Sempio avrebbe avuto conoscenza di particolari relativi ai video e alla chiavetta che, all’epoca della conversazione intercettata, non erano ancora emersi pubblicamente.

Garlasco, l’alibi di Andrea Sempio e l’impronta 33
Un altro capitolo riguarda l’alibi di Andrea Sempio per la mattina del delitto. L’accusa contesta la validità dello scontrino di un parcheggio di Vigevano presentato per collocarlo lontano da Garlasco e ritiene quindi non dimostrata la sua presenza altrove nel momento dell’omicidio.
Tra gli elementi esaminati dagli investigatori ci sono anche le telefonate alla famiglia Poggi nei giorni immediatamente precedenti la morte di Chiara. I tabulati documentano tre chiamate effettuate da Sempio verso il numero fisso della casa tra il 7 e l’8 agosto 2007. Il dato è stato nuovamente inserito nella ricostruzione investigativa alla luce delle intercettazioni successive.
Poi c’è la cosiddetta impronta 33, uno degli elementi più discussi dell’inchiesta. La Procura la considera tra gli indizi a carico di Sempio, mentre la difesa ne contesta l’attribuibilità. Anche sul tema della suola della scarpa le posizioni restano contrapposte: la Procura ha disposto una nuova consulenza sulle misurazioni antropometriche e sulla compatibilità del piede di Sempio con la traccia a pallini individuata nella villetta.
La questione è tutt’altro che pacifica. Una consulenza della difesa resa nota nei mesi scorsi aveva sostenuto una diversa interpretazione, evidenziando una differenza nella larghezza della pianta del piede rispetto alla suola impressa nel sangue. Saranno dunque anche le nuove valutazioni tecniche a entrare nel confronto tra accusa e difesa.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva