
La giornata dedicata all’ultimo saluto a Riccardo Minghetti, il giovane morto nel drammatico incendio di Crans Montana si è trasformata in un momento di forte impatto emotivo anche per chi era presente alla cerimonia funebre. Alla commozione per la perdita si è infatti aggiunto un episodio improvviso che ha aumentato la tensione e il dolore all’interno della basilica gremita, dove si sono svolti i funerali.
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La chiesa gremita e l’arrivo del feretro
I funerali si sono svolti nella basilica dei Santi Pietro e Paolo, all’Eur, completamente piena già prima dell’inizio della funzione. Centinaia di persone hanno riempito la navata e il sagrato esterno: amici, compagni di scuola, insegnanti, familiari, semplici cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Il feretro è arrivato poco prima delle 11, accompagnato dalla madre Carla, mentre il suono dell’organo scandiva l’ingresso in chiesa.
Sul feretro sono stati deposti gigli e rose bianche, insieme alla maglia del circolo di tennis frequentato dal ragazzo, un simbolo della sua vita quotidiana e delle passioni che coltivava. All’esterno, due corone di fiori portavano i messaggi dei compagni di classe e di realtà a cui la famiglia era legata.
Il malore improvviso durante la funzione
A cerimonia appena iniziata, una giovane presente tra i banchi ha accusato un malore improvviso. La ragazza, una conoscente della vittima, si è sentita male sotto gli occhi dei presenti, già provati da un clima di fortissima emotività. L’intervento dei volontari della Croce Rossa è stato immediato: la giovane è stata soccorsa e portata all’esterno della basilica in braccio, tra il silenzio e lo sconcerto generale.
L’episodio ha colpito profondamente i presenti, molti dei quali giovanissimi. In chiesa c’erano infatti tutti i compagni di classe e numerosi studenti del liceo frequentato dal ragazzo, già segnati dalla tragedia avvenuta in Svizzera.

Le parole dei genitori e il ricordo del figlio
Durante la funzione, i genitori hanno trovato la forza di rivolgere un ultimo saluto al figlio. Il padre Massimo ha ricordato le qualità che lo rendevano speciale: la generosità, l’altruismo, la capacità di donarsi agli altri senza riserve. Poche parole, pronunciate con voce ferma ma carica di emozione.
La madre Carla, dal pulpito, ha scelto frasi essenziali ma profondissime: ha parlato di ciò che mancherà di più, non solo la presenza del figlio, ma anche il suo carattere, la sua “insubordinazione alle regole”, segno di una personalità viva, curiosa, in crescita. Un addio semplice, diretto, che ha attraversato la chiesa in un silenzio assoluto.
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