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“Ce l’aveva in tasca”. Cosa si scopre su Emanuele: la famiglia è furiosa

Crans-Montana, autopsia sul corpo di Emanuele Galeppini: il dettaglio sulla tasca dei pantaloni

Anche sul corpo di di Emanuele Galeppini sarà il collegio di specialisti nominato dalla Procura di Roma a svolgere tutti gli accertamenti necessari per chiarire in modo puntuale le cause del decesso e verificare l’eventuale presenza di elementi rilevanti per le indagini svizzere.

La famiglia del ragazzo aveva chiesto formalmente l’intervento della magistratura italiana, manifestando fin dall’inizio la volontà di ottenere piena chiarezza sulle circostanze in cui il giovane ha perso la vita. Secondo i familiari, diversi aspetti relativi all’immediato dopo-tragedia e alla gestione delle informazioni sarebbero rimasti avvolti da incertezze e zone grigie, in particolare nelle prime ore successive all’incendio nel locale Le Constellation.

All’inizio, il nome di Emanuele Galeppini risultava inserito nell’elenco dei dispersi. Per diverse ore i genitori hanno sperato che il figlio potesse trovarsi ricoverato in uno degli ospedali della zona, ancora vivo ma non ancora identificato per motivi organizzativi o per difficoltà nella registrazione dei feriti. Solo in un secondo momento è arrivata la conferma ufficiale del decesso, con la successiva restituzione della salma alla famiglia.

Scala interna del locale di Crans-Montana coinvolto nell’incendio
Ritratto di Emanuele Galeppini, la giovane vittima italiana di Crans-Montana

Emanuele Galeppini, domande senza risposta della famiglia

Proprio questa fase ha sollevato nuovi interrogativi. Quando il corpo senza vita del ragazzo è stato riconsegnato, i familiari hanno constatato l’assenza di evidenti ustioni o ferite e la presenza, ancora intatta, degli oggetti personali che aveva con sé la notte del rogo. Nelle tasche, infatti, erano ancora presenti i documenti di identità e il telefono cellulare, un dettaglio che, secondo i genitori, rende difficile spiegare perché il giovane non sia stato identificato con maggiore rapidità.

Il particolare della tasca dei pantaloni, con all’interno gli effetti personali integri, è diventato uno dei punti di attenzione degli accertamenti richiesti dalla famiglia e ora affidati al team di medici legali incaricato dalla Procura di Roma. Gli esperti dovranno ricostruire, per quanto possibile, il quadro clinico del decesso, valutando anche eventuali tracce riconducibili a fumo, gas o sostanze tossiche inalate durante l’incendio.

Nel corso di un’intervista rilasciata a La Repubblica, il legale che rappresenta la famiglia Galeppini ha sottolineato una serie di aspetti ritenuti rilevanti. L’avvocato ha dichiarato: “Perché suo corpo non mostrava alcun segno di ustione, era perfettamente integro. Non sono bruciati neppure il telefono cellulare e il portafoglio”, che Emanuele aveva con sé, e “perché “non sappiamo” se il corpo è stato trovato “dentro il locale, se era fuori, se è morto per il gas”.

Foto di Emanuele Galeppini, una delle vittime italiane dell’incendio in Svizzera

Le criticità sulle tempistiche degli esami e il ruolo dell’Italia nelle indagini

Complessivamente, sono cinque i ragazzi italiani che hanno perso la vita nell’incendio di Crans-Montana, mentre altri connazionali risultano ancora ricoverati in condizioni molto gravi. Le verifiche medico-legali sui corpi hanno assunto, fin da subito, un ruolo cruciale per stabilire non solo le cause immediate della morte, ma anche per individuare eventuali profili di responsabilità collegati alla gestione del locale, alle misure di sicurezza e alle modalità di evacuazione durante l’emergenza.

Dal punto di vista giuridico, l’Italia non ha la competenza a celebrare un processo penale sugli eventi verificatisi in territorio svizzero, né a giudicare direttamente eventuali responsabili. Tuttavia, la Procura di Roma può aprire un fascicolo di indagine con finalità di supporto, raccogliendo prove, documenti e consulenze tecniche utili e trasmettendo questi atti alle autorità elvetiche, in un quadro di cooperazione giudiziaria internazionale.

Proprio per questo la decisione di concentrare le autopsie in un unico gruppo di specialisti è ritenuta strategica. La presenza di relazioni coerenti, redatte con criteri condivisi e metodologie uniformi, consente di limitare il rischio di interpretazioni contraddittorie e di mettere a disposizione degli inquirenti svizzeri un quadro medico-legale il più possibile chiaro e completo. I risultati degli esami potranno così essere utilizzati come base tecnica per eventuali approfondimenti sulle condizioni interne al locale, sulla diffusione del fumo e del calore e sulla funzionalità delle vie di fuga.

Tragedia a Crans-Montana: la rabbia delle famiglie coinvolte

In più occasioni è stato evidenziato come la mancata disposizione immediata delle autopsie da parte delle autorità svizzere abbia suscitato perplessità e domande, anche tra i familiari delle vittime. Gli esperti sottolineano che, in eventi di tale gravità, il fattore tempo è fondamentale: un eccessivo intervallo tra il decesso e gli esami di laboratorio può rendere più complesso individuare con precisione parametri chiave, come le concentrazioni di sostanze tossiche nel sangue o nei tessuti, o i segni di lesioni interne non immediatamente visibili.

La scelta dell’Italia di intervenire in modo strutturato con un’indagine parallela e con perizie medico-legali autonome mira quindi a evitare che eventuali elementi di rilievo vadano perduti. Le famiglie dei giovani italiani deceduti chiedono che ogni dato disponibile venga analizzato, che nessuna ipotesi venga trascurata e che il lavoro degli inquirenti, italiani e svizzeri, proceda in modo coordinato e trasparente, nel rispetto delle norme e con l’obiettivo comune di accertare pienamente cosa sia accaduto nella notte di Capodanno a Crans-Montana.

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