L’inizio dell’incendio e il caos all’ingresso del locale
L’innesco dell’incendio a Le Constellation coincide, nel racconto di Filippo, con la scena che si svolge proprio davanti alla porta di ingresso. “Eravamo a un passo dall’entrare – continua Filippo -, ricordo di una ragazza che è arrivata dall’interno, ha detto qualcosa ai buttafuori e loro sono corsi dentro”. Quell’allarme, comunicato in pochi secondi, è l’ultimo momento di relativa calma. Subito dopo, la situazione precipita. “Noi abbiamo fatto giusto un passo in avanti e all’improvviso si è riversata in senso contrario al nostro una fiumana di gente, correndo, spingendo, non si capiva più niente”. Le persone iniziano a uscire in massa, in preda al panico, spingendo verso l’esterno per allontanarsi il più rapidamente possibile dal locale. I presenti all’ingresso si trovano improvvisamente travolti da chi cerca di scappare, in uno spazio troppo stretto per gestire una fuga ordinata. Nel giro di pochi istanti, le luci del locale e la musica lasciano il posto a urla, spintoni, corse disordinate. Il fumo inizia a diffondersi, rendendo difficoltoso capire cosa stia realmente accadendo all’interno. Per chi, come Filippo e Eleonora, si trova proprio in prossimità della soglia, la pressione della folla diventa ingestibile e ci si ritrova sballottati senza avere il controllo dei propri movimenti.
È in questa fase concitata che la coppia viene separata. In una dinamica rapidissima, fatta di corpi che si spingono e cercano una via di uscita, Filippo perde improvvisamente di vista la sua compagna, proprio nel momento in cui le fiamme iniziano a propagarsi con maggiore intensità all’interno del locale.

La separazione tra le fiamme e il tentativo di soccorso
Filippo descrive il momento in cui si rende conto di non avere più Eleonora accanto come un istante quasi irreale, avvenuto in pochissimi secondi. “È stata una questione di millesimi di secondo, sono stato scaraventato all’esterno, tempo di alzare la testa e ho visto una grossa fiammata, senza però riuscire a individuare la mia ragazza”, racconta. Trascinato verso l’esterno dalla forza della folla, si ritrova fuori dal locale mentre all’interno le fiamme cominciano a divampare. La paura che Eleonora sia rimasta intrappolata prende rapidamente il sopravvento. “Ero sotto choc, cercavo di entrare, perché avevo paura che Eleonora fosse stata spinta all’interno, come effettivamente è avvenuto”.
Nel tentativo di raggiungere la ragazza, Filippo prova a farsi strada contro il flusso di persone in fuga, andando incontro a chi sta uscendo per cercare di rientrare nel locale in preda al panico. Le condizioni dell’uscita, però, lo rendono praticamente impossibile. “Delle persone da dietro mi hanno tirato per il braccio, perché rischiavo di ostruire l’uscita a chi stava cercando di scappare”. Il passaggio a disposizione di chi cercava di mettersi in salvo, descritto come ampio poco più di un metro e mezzo, non è sufficiente a garantire un deflusso ordinato di tutte le persone presenti all’interno, concentrate su una scala resa irrespirabile dal fumo e resa scivolosa dai detriti. In questo contesto, chi si trova già fuori dal locale è costretto a scegliere tra il tentativo di tornare indietro e la necessità di lasciare libero il varco a chi ancora cerca di uscire. Filippo viene allontanato dalla zona immediatamente adiacente all’ingresso nel timore di bloccare ulteriormente chi sta fuggendo, mentre il fuoco guadagna spazio e il fumo rende sempre più difficoltosa la visibilità.

Il ritrovamento di Eleonora tra le macerie
Pochi istanti dopo, una scena rimarrà impressa in maniera indelebile nella memoria del giovane. “L’ho riconosciuta dalla giacca, era all’interno, l’ho vista scavalcare le macerie e uscire, l’ho rincorsa”. In mezzo al caos, Filippo riesce a distinguere Eleonora grazie al suo giubbotto: la vede mentre, ferita, tenta con tutte le forze di superare ostacoli, detriti e resti della struttura per riguadagnare l’uscita. Quando finalmente la raggiunge, le sue condizioni appaiono subito estremamente gravi. “Aveva i capelli e mezza faccia bruciata, il sangue sulle mani, sono andato nel panico e intorno a me sembrava un film dell’orrore”. Il volto segnato dalle ustioni, i capelli bruciati e le mani insanguinate restituiscono l’immagine concreta delle conseguenze dell’incendio all’interno del locale, fra fiamme, crolli parziali e materiali andati in combustione.
Lo scenario descritto è quello di un luogo trasformato in pochi minuti in un ambiente di devastazione: vetri rotti, porzioni della struttura danneggiate, oggetti a terra, il tutto accompagnato dalle grida dei feriti e dall’intervento dei primi soccorritori e dei presenti che cercano di aiutare chi è in maggiore difficoltà. In mezzo a questo quadro, la priorità di Filippo diventa portare Eleonora il più rapidamente possibile in un luogo sicuro e farle ottenere assistenza medica. L’angoscia di quei minuti è accentuata dall’incertezza: la percezione del tempo, in contesti di emergenza, si altera, e ciò che avviene in pochi minuti viene ricordato come una sequenza continua di immagini, odori e rumori. Per il giovane, il momento del ritrovamento della fidanzata rappresenta la fine di un’attesa carica di paura e l’inizio di una corsa contro il tempo per salvarle la vita.

La lucidità di Eleonora e la corsa in ospedale
Nonostante le condizioni gravissime, Eleonora riesce a mantenere una sorprendente lucidità. “Io non stavo più ragionando, è stata lei, la più lucida, a dire a me e agli altri di chiamare un’ambulanza”. Mentre Filippo e le persone vicine sono travolti dall’emozione e dal panico, è proprio la giovane, gravemente ustionata, a richiamare tutti alla necessità di contattare immediatamente i soccorsi.
Secondo quanto racconta Filippo, i tempi di arrivo dei mezzi di soccorso sul posto appaiono interminabili, anche a causa della complessità logistica di un intervento in una località di montagna affollata da turisti in una notte di festa. La valutazione viene presa nel giro di pochi minuti: “Abbiamo deciso di portarla noi in auto all’ospedale di Sion”. La scelta di trasportare Eleonora direttamente al più vicino ospedale di Sion nasce dall’urgenza di farle ricevere il prima possibile le cure necessarie.
Durante il tragitto in auto, Filippo resta con lei, cercando di monitorare le sue condizioni, mentre altri amici si occupano di guidare e di tenere i contatti con i servizi di emergenza. L’ospedale di Sion rappresenta il primo punto di approdo sanitario, dove i medici possono valutare l’entità delle ustioni e stabilizzare la paziente in vista di un eventuale trasferimento verso una struttura specializzata. La permanenza a Sion dura diverse ore, nel corso delle quali, secondo la ricostruzione fornita, i sanitari procedono alle prime cure. In seguito, constatata la gravità del quadro clinico, viene disposto il trasferimento di Eleonora all’ospedale Niguarda di Milano, dotato di un reparto altamente specializzato nella gestione dei casi di grandi ustioni. Filippo accompagna la ragazza in ogni fase, rimanendo al suo fianco fino all’arrivo nella struttura milanese.

Le condizioni di Eleonora e le indagini sull’incendio
All’arrivo al Niguarda, Eleonora viene ricoverata in condizioni definiti critiche, con ustioni estese e un quadro clinico che richiede cure intensive e un monitoraggio costante. I medici avviano i protocolli previsti per i pazienti grandi ustionati, che comprendono interventi specifici per la stabilizzazione delle funzioni vitali, la prevenzione delle infezioni e la gestione del dolore. Accanto a lei, oltre a Filippo, si trovano i genitori, informati passo dopo passo dell’evoluzione della situazione clinica.
Parallelamente all’attività dei sanitari, le autorità svizzere avviano le indagini sull’incendio di Crans-Montana, con l’obiettivo di chiarire le cause del rogo e verificare il rispetto delle normative di sicurezza all’interno del locale. Sarà compito degli inquirenti ricostruire l’origine delle fiamme, la velocità di propagazione, il funzionamento delle uscite di sicurezza e delle vie di fuga, oltre alle modalità di gestione dell’emergenza da parte del personale del locale. Testimonianze come quella di Filippo, così come quelle di altri ragazzi presenti nella notte dell’incidente, potranno risultare fondamentali per definire tempi, dinamiche e responsabilità.