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Crans Montana, il terribile racconto di Eleonora sopravvissuta all’inferno

Fumo, fuoco e la fuga disperata dal locale

Subito dopo, la situazione all’interno del locale è diventata critica. «Il fumo ha invaso la veranda e ho visto quella lingua di fuoco risalire le scale», ha spiegato Eleonora. Le vie di fuga erano quasi tutte impraticabili: la porta bloccata dalla calca, le finestre impossibili da rompere.

«Mi sono sentita in trappola», ha raccontato, descrivendo l’aria ormai irrespirabile e la consapevolezza del pericolo imminente. In quei momenti, l’istinto di sopravvivenza ha prevalso: riuscire a uscire dal locale è diventato l’unico obiettivo, in una corsa contro il tempo tra fumo denso e temperature elevate.

Il ricovero a Sion e le prime cure dopo il rogo

Dopo essere riuscita a mettersi in salvo, Eleonora è stata trasportata all’ospedale di Sion, dove ha ricevuto le prime cure d’urgenza. Le sensazioni fisiche sono state immediate e violente: «Sentivo la pelle che cedeva, il dolore dei collant bruciati che aderivano alle gambe. Sul volto, una sensazione terribile».

Al dolore si è aggiunta una forte sensazione di freddo, tipica dello shock, che l’ha fatta tremare. In quei momenti la giovane ha sperato che tutto fosse solo un incubo, mentre iniziava un percorso medico complesso.

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Il sostegno della famiglia e del personale sanitario

Durante la degenza, la presenza della famiglia e del fidanzato è stata determinante. «Vedere i volti della mia famiglia e di Filippo, sentirmi così amata, è stata la mia ancora», ha raccontato Eleonora. La stanza d’ospedale, con il passare dei giorni, è diventata un luogo familiare, grazie anche al supporto del personale sanitario.

«Merito del sostegno morale incredibile di tutto il personale», ha sottolineato, evidenziando il ruolo umano oltre che clinico di medici e infermieri che l’hanno accompagnata nelle fasi più difficili del recupero.

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