
Crans Montana, interviene Bernardini De Pace: “Ecco come finirà” – Come riassumere il rogo di Capodanno a Crans-Montana? Per Annamaria Bernardini De Pace bastano due parole, secche e taglienti: vergogna e inefficienza. Intervistata da Il Giornale, l’avvocata non usa giri di parole e affonda un colpo che va ben oltre i confini del singolo locale, chiamando in causa l’intero sistema di controlli svizzero.

Crans Montana, interviene Bernardini De Pace: “Ecco come finirà”
Secondo Bernardini De Pace, fin dalle prime ore dopo la tragedia è emersa una sequenza di elementi «sconcertanti». In un locale pieno di giovani, spiega, c’era una sola uscita di sicurezza, quando in situazioni simili dovrebbero essercene almeno tre o quattro. E quella porta, aggiunge, era chiusa a chiave. Il motivo? Evitare che i ragazzi uscissero senza pagare.
Per l’avvocata, è qui che si consuma il peccato originale: la bramosia di guadagno ha cancellato ogni attenzione per la tutela della vita umana. Una responsabilità che non ricade solo sui gestori, ma anche su chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto.

Non colpa, ma dolo
Bernardini De Pace respinge con forza l’ipotesi dei reati colposi. A suo giudizio, parlare di colpa è riduttivo e fuorviante. «Se decidi di spendere il minimo indispensabile per la prevenzione, stai accettando consapevolmente il rischio che accada l’irreparabile», sostiene. In questa chiave, quanto avvenuto a Crans-Montana non sarebbe una tragica fatalità, ma una scelta lucida di esposizione al pericolo, che rientra nella categoria del dolo eventuale. La responsabilità, quindi, non è lieve né attenuabile: è quella di una strage.
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